Fabrizio Petri: “Beat al Femminile: nuotare controcorrente”

“Swimming
up stream against the current
Breaking against a
law, the muscles on my
shoulders always tense”

Nuotare
verso la sorgente contro la corrente
Frangendo contro una legge
I muscoli delle mie
spalle sempre tesi”,

Dal Diario di Joanne Kyger. Ellora, India, 8 aprile 1962

Nel mondo della Beat Generation dominato da figure maschili, da Allen Ginsberg a Jack Kerouac, da Gregory Corso a William Burroughs, la poetessa Joanne Kyger è una delle rare eccezioni “al femminile”, assieme alla scrittrice Diane di Prima ed alla fantomatica Hope Savage. Joanne era a quel tempo sposata a Gary Snyder, altro importante poeta della Beat Generation e uno dei padri del movimento ecologico, protagonista del libro di Kerouac “I Vagabondi del Dharma”. Assieme a lui, allora fervente buddista, era andata a vivere in Giappone.

E assieme a lui aveva partecipato al famoso viaggio in India della Beat Generation – con Allen Ginsberg e Peter Orlovsky – nel 1962-63.

Un viaggio che mi ha molto inspirato, e di cui spiego il significato per l’oggi in “Karma Aperto” e in “Dharma Aperto” (Moretti&Vitali edizioni). Un viaggio che segnò un’epoca, se è vero che dopo di loro letteralmente milioni di giovani americani ed europei partirono alla scoperta dell’India, e che è stato descritto da Joanne nel suo Diario dal suggestivo titolo, “Strange Big Moon”.

Erano gli anni del crepuscolo della Beat Generation, che di li a poco avrebbe lasciato il testimone della controcultura agli Hippy. Anni di profondi mutamenti, più di tutti incarnati da Ginsberg, che tornò cambiato dall’India. Guarito forse dai fantasmi che lo avevano assediato per anni, convertito di certo alla nonviolenza: una parabola destinata ad influenzare un’intera generazione, con conseguenze ancora tutte da decifrare.

Anni di sforzi interiori ed esteriori incredibili che Joanne Kyger, con i suoi struggenti versi – parte di un breve poema che culmina con un inno alla fertilità della donna – ci aiuta ancor più a comprendere.

 

“Pulling down all the Hindu
gods, pulling down the
green foliage with her
hand, the bough
brings a Buddha. The
large breast of
the woman I envy”

“Piegando tutti gli dei Hindu
piegando il fogliame verde con le sue mani
la frasca porta un Buddha
Il largo seno della donna Io invidio”

Dal Diario di Joanne Kyger. Ellora, India, 8 aprile 1962

 

Questi versi seguono quelli del nuoto controcorrente. Immaginando l’effetto della forza della natura sui Templi di Ellora, in una vena chiaramente tantrica – solo le divinità maschili sono piegate – e facendo un parallelo con l’ancestrale sfida fra Induismo e Buddismo, Joanne Kyger esalta la componente femminile del creato.

La sua umanizzazione finale produce uno scarto interessante: sembra quasi di essere con lei di fronte alle statue femminili che ornano i templi in india, con il loro famosi seni generosi, simbolo di fertilità, come la stessa Joanne lascia intuire abbinandovi la nascita del Buddha. Ma sembra di essere con lei anche nell’ammirare la carnale bellezza di un corpo femminile, che uscita addirittura la sua invidia, in una naturale commistione di sacro e profano.

Se Kerouac nel 1958 aveva narrato ne “I Vagabondi del Dharma” la vena mistica della Beat Generation, qui lo sguardo di Kyger va oltre: investe il ruolo della donna quale forza motrice. Comprensibilmente forse, visto che i sessanta sono gli anni della liberazione sessuale e delle conquiste femminili. Ma, soprattutto, emerge in Kyger l’aspetto nutritivo. Il femminile come origine, certo, ma anche come attenzione alla sofferenza – il Buddha – e come compassione.

Quanto di più contemporaneo immaginabile. Se Snyder contribuirà – ma Joanne e lui si sono già separati – con il filosofo norvegese Arne Naess alla “Ecologia del Profondo” di matrice Gandhiana, oggi sempre di più chiunque sia interessato alla salvaguardia del pianeta intuisce la necessità di una rivoluzione culturale nonviolenta, di un cambio totale di atteggiamento verso se stessi, gli altri e la natura. E’ ciò che, unendomi ad altri, ho definito in “Karma Aperto” la femminilizzazione del mondo.

 

Fabrizio Petri

 

Fabrizio Petri, Dharma Aperto, Moretti&Vitali, Bergamo, 2014

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