Dal “Libro Rosso” al “Lamento dei Morti”.

Qualcuno sostiene che dopo il Libro Rosso la psicologia sia destinata a non essere più la stessa e Sonu Shamdasani indica anche la direzione del cambiamento annunciato: “la psicologia dopo il Libro Rosso deve basarsi sull’immagine fantastica”. Il salto è epocale, ma solo per chi non ha mai colto l’ampiezza visionaria della Weltanschauung junghiana, limitandosi – per parafrasare William James – a usare nomi nuovi (archetipi, Anima, inconscio collettivo etc.) per vecchi modi di pensare; è epocale per chi non ha colto la convinzione con cui Jung sostiene che tutta la psiche è immagine e la vita psichica è un incessante immaginare.

L’iter immaginativo del Libro Rosso offre uno spaccato della psiche nell’atto stesso del suo conformarsi e nel momento preciso del suo mostrarsi. Gettare lo sguardo entro questo autentico mistero, può risolversi in voyerismo gratuito oppure schiudere l’orizzonte su questioni enormi, la prima delle quali riguarda la genesi dei fenomeni psichici. Secondo una diffusa convinzione, prima vi sono gli accadimenti oggettivi (traumi, relazioni oggettuali, pressioni educative, condizionamenti culturali, etc) e poi le reazioni soggettive (depressione o intraprendenza, rabbia o gratitudine etc). Secondo questa diversa psicologia, prima esistono le immagini interiori (la mamma terribile o il padre inesistente) e poi la realtà esterna, percepita e letta attraverso il filtro di tali immagini. Si tratta di una rivoluzione copernicana, che pone al centro la costellazione individuale anziché il gioco delle contingenze e che declina l’interesse per la psiche in Amore per le immagini sia nei processi di cura sia nei passaggi di rinascita.

Spostato il baricentro dai fatti esterni alle immagini interne, diventa cruciale sondarne le proprietà e riconoscere che esse aderiscono a dinamiche sovratemporali, a configurazioni transpersonali, a canoni archetipici. Nonostante le criticità (e le critiche) epistemologiche cui espone il concetto di archetipo, la psicologia junghiana rimane una psicologia archetipica e una psicologia basata sull’immagine è una psicologia fondata sull’archetipo. Profondi sovvertimenti di scenario attendono chi si affaccia sulle dimensioni archetipiche: convinto di guidare se stesso e la storia, l’uomo scopre di seguire piste invisibili, tracciate da sempre e battute da molti, ciascuno convinto di essere originale e autonomo. Scopre che il senso dell’esistere non è affidato solo alle sue scelte, ma appartiene egualmente alle immagini, che in forme imperscrutabili perseguono esperienze di senso, costruiscono reti di senso e tenacemente operano a una vita dotata di senso. Senso, vita simbolica, creatio continua in C.G. Jung sono inscindibili.

Il sapere delle immagini offusca quello della coscienza e coglie risvolti di Senso che sfuggono alla valutazione cosciente: sa vedere quando si insegue la vita per incontrare la morte, sa mostrare che si può Vivere di morte, morire di vita. Una psicologia fondata sulle immagini archetipiche diventa anche questo: Insegnamento simbolico della morte. Non solo luogo di cura, ma campo esistenziale, dove si sperimenta la Vita e la morte rivela il suo aspetto archetipico e numinoso. La dinamica delle immagini sormonta la storia privata, l’area personale, la dimensione individuale; trascende le influenze, che si verificano nell’immediatezza del presente e attraversa la catena delle esistenze, che si squaderna nella compagine del tempo. Nella formazione delle immagini interiori l’esperienza collettiva ha più peso di quella soggettiva; l’eco del passato e dei trapassati sovrasta il fragore del presente e le voci dei presenti. Il “lamento dei morti” (inteso come la pressione che proviene da strati ancestrali e atemporali della psiche) si erge al di sopra delle declamazioni dei vivi. L’insistenza del passato e (è?) il compimento dei morti.

Una dinamica collettiva per estensione, atemporale per collocazione, archetipica per strutturazione sostiene il mondo immaginale. Abbraccia tutte le vicende parziali e le connette tra di loro attraverso nessi di senso oltre che di causa, in un reticolo di sincronicità più che di effetti. Una psicologia basata sull’immagine fantastica non impone solo adeguamenti della tecnica analitica; comporta implicazioni esistenziali anche più rilevanti. Forse per questo Shamdasani dice che, dovendo salvare un solo libro di tutte le opere di Jung, salverebbe il Libro Rosso.  Ma per cogliere appieno il valore del Libro Rosso, giova conoscere le altre opere di Jung.

 

cvClaudio Widman,  introduzione del convegno “Jung, la vita e la morte. Dal Libro Rosso al Lamento dei morti“, Temenos, Bologna, sabato 12 dicembre 2015