Etty Hillesum: “Diario”.

Etty (Esther) nasce nel 1914 a Middelburg, una cittadina olandese, da una famiglia della borghesia intellettuale ebraica La famiglia è di alto profilo: il padre è preside presso il liceo dove lei ha studiato, la mamma russa appassionata di musica e letteratura (vittima del pogrom), il fratello Misha è uno dei pianisti più promettenti in Europa, l’altro fratello un biologo, uno scienziato nel campo delle vitamine. Una donna fortunata, bella, simpatica e allegra, molto vitale e sensuale.

Si laurea in giurisprudenza ad Amsterdam e si iscrive alla facoltà di lingue e letteratura russa. Una donna assetata della vita, d’interessi, letture. Frequenta il mondo accademico degli studenti e dei professori di russo. Tramite loro entra in contatto con la resistenza studentesca di sinistra. Beker la raccomanda come insegnante di russo e gli permette di guadagnare qualcosa mandandogli  un gruppo di allievi.

Subito prima della guerra trasloca a sud di Amsterdam in una stanza al terzo piano di una bella casa che dava sulla Museumplein, la piazza principale della città. Da un lato aveva la sala da concerti e dall’altro, d’inverno, la pista di pattinaggio. Il proprietario, (Han, un vedovo di sessantadue anni che viveva con il figlio che Etty nel diario chiama pa Han) l’aveva invitata a vivere con loro perché lo aiutasse ad occuparsi della casa. Presto tra loro nacque una profonda amicizia. In quella casa vivevano una cuoca tedesca di nome Kathe, un tranquillo social-democratico di nome Bernard e Maria Tuinzing, un’infermiera che diventò una delle migliori amiche di Hetty.

L’altro gruppo descritto da Etty è quello che si è formato attorno a Julius Spier, uno psicoterapeuta con il quale Etty inizia a studiare psicologia e ad approfondire la sua vita interiore, ad affrontare le sue “depressioni” e la sua “costipazione spirituale” come la chiamava lei.

Etty conosce Julius verso la fine di gennaio e i primi di febbraio ad una serata dove fratello Misha suona il pianoforte e Julius canta. Era un ebreo di cinquantacinque anni emigrato da Berlino e nato a Francoforte. Era stato direttore di banca, ma poi aveva scoperto la vocazione di leggere la mano delle persone. Fondò una casa editrice, studiò canto e fece il training analitico con Carl Gustav Jung che lo consigliò di trasformare la sua passione in una scienza, integrandola con la psicologia e facendone una “passione a tempo pieno”: la psico-chiriologia.

Julius Spier è definito “dotato di una straordinaria personalità magica”, è un terapista efficace, fa terapia individuale ma lavora in gruppo insieme ad un paio di assistenti. Attira discepoli e persone desiderose di crescere spiritualmente. Affascinava soprattutto le donne. Si era trasferito ad Amsterdam dalla sorella a causa delle leggi razziali, lasciando l’ex moglie dalla quale aveva divorziato e i suoi due figli in Germania. Etty, dopo solo quattro sedute di terapia, diviene sua assistente, amante e compagna intellettuale.

Il diario inizia domenica 9 marzo 1941 quando Etty aveva 27 anni e, come le lettere, è ricco di riferimenti ai suoi amici a conferma di una vita relazionale ricca e intensa.

Iniziò a scriverlo su consiglio di Julius Spier, come momento essenziale della sua terapia. Non le sarebbe servito solo per la sua salute psicologica, ma anche per esercitare il suo talento di scrittrice; nutriva infatti l’ambizione di diventare scrittrice dopo la guerra, voleva scrivere un romanzo sulle sue esperienze, che tentava di fissare meticolosamente. Ebbene un grande romanzo lo ha scritto con la sua vita.

Un altro gruppo di persone emerge dai suoi scritti. Etty frequenta filosofi, soprattutto la musica di Schubert, Dostojeskj di cui sta traducendo l’Idiota dal russo, Rilke, sant’Agostino, Jung, autori e mentori presenti sul suo scrittoio sempre accompagnati a qualche bel fiore e alla Bibbia.

Il curatore descrive otto quaderni fittamente ricoperti di scrittura minuta e quasi indecifrabile scritti tra 1941 e un giorno sconosciuto dell’ottobre del 1942, principalmente ad Amsterdam. Le lettere proseguono fino al 7 settembre 1943 data in cui viene scritta l’ultima cartolina buttata fuori dal treno mentre Etty con la famiglia parte per Auschwitz con un ordine arrivato appositamente per loro.

Oggi Etty è tradotta nelle principali lingue e il suo diario è stato letto da migliaia di persone. In Italia è stata pubblicata nel 1985 da Adelphi ed è ben alla XIV edizione.

Questo scritto è miracolosamente scampato al massacro della sua famiglia ed è passato di mano in mano fino alla pubblicazione di una sua ampia selezione in Olanda nel 1981 e insieme alle lettere costituisce uno dei tesori più preziosi della spiritualità del novecento, di una spiritualità laica, non dogmatica ma come dice Vito Mancuso, collegata alla vita.

Etty, infatti, non è battezzata ed è distante dalla religione ebraica ufficiale anche se legge le scritture e prega spesso rivolgendosi a Dio. Molti cristiani la vedono come la quint’essenza del cristianesimo, gli ebrei come la quint’essenza dell’ebraismo. Segue un cammino del tutto personale, con un ritmo tutto suo che non è dettato da chiese, sinagoghe, dogmi, né da nessuna teologia, liturgia o tradizione.

Nel momento in cui Etty comincia a scrivere l’Olanda è sempre più stretta nella morsa del terrore tedesco. Dopo il primo sciopero del maggio del 1940 contro la devastazione nazista, i tedeschi iniziano ad inasprire le misure contro la resistenza e la repressione degli ebrei per isolarli sempre di più: venivano cacciati dal lavoro, non potevano andare nei normali negozi, venivano maltrattati, non potevano frequentare i locali pubblici, poi via via dovevano rimanere in casa in certi orari, non andare in bicicletta e infine gli erano state precluse passeggiate in luoghi verdi, imposta la fascia con la stella di Davide, fu creato il ghetto e infine lo smistamento nel campo di Westerbork, nella zona orientale dei paesi bassi, vicino al confine tedesco. Questo campo era l’ultima tappa prima di Auschwitz. L’obbiettivo finale dei nazisti era trasferire tutti gli ebrei nei campi di sterminio in Polonia senza intoppi. Nel 1942 i tedeschi iniziarono a deportare in massa gli ebrei olandesi. Etty il 15 luglio dello stesso anno grazie all’interessamento di alcuni amici trovò lavoro come dattilografa in una delle sezioni del consiglio ebraico, un organismo costituito da venti ebrei di elevata condizione sociale che avevano alle loro dipendenze centinaia di funzionari.

Come in altri territori occupati, questa organizzazione faceva da cuscinetto tra i nazisti e la massa di ebrei. I nazisti davano ordini al consiglio che li eseguiva decidendo le partenze illudendosi di poter controllare il processo in qualche modo e salvare gli ebrei dal peggio. Proprio mentre Etty inizia a lavorare per il consiglio ebraico, nascosta in una casa a poche miglia di distanza, Anna Frank inizia anche lei a scrivere il suo diario.

Una donna che dalla vita aveva ricevuto una serie di soddisfazioni. Eppure dopo soli quindici giorni di lavoro come dattilografa decide di andare volontariamente come assistente sociale nel campo di concentramento di Westerbork, sapendo che andava rischiare la vita stessa. Era convinta che l’unico modo di rendere giustizia alla vita fosse quello di non abbandonare gli esseri umani in pericolo e di usare la propria forza per portare un po’ di luce nella vita altrui, fino all’ultimo.

Etty sta parecchi mesi a Westerbork, torna ogni tanto per qualche licenza, e passerà di nuovo un lungo periodo ad Amsterdam per malattia direttamente all’ospedale. Tornerà poi per il funerale di Julius Siper che morì il giorno prima di essere prelevato dai nazisti.

Ritornò a Westerbork nonostante fosse cagionevole di salute e i suoi amici tentarono addirittura di rapirla. Voleva essere al fronte, nella prima linea della sofferenza umana.

Westerbork era un campo di smistamento dove venivano ammassati una grande quantità di ebrei prima di essere condotti in Polonia per essere eliminati nel campo di concentramento di Auschwitz dove Etty Hillesum, morirà il 30 novembre 1943 a ventinove anni insieme ai genitori e la fratello Misha.

Trentotto anni dopo la morte di Etty, alcuni dei suoi amici di un tempo si riunirono. Etty aveva consegnato i diari alla sua grande amica Maria Tuinzing che a guerra finita avrebbe dovuto consegnarli ad un suo amico scrittore, Klasas Smelik. Molti furono i tentativi per farli pubblicare ma non ottennero risultati. L’editore che decise di pubblicarli, Gaarlandt, quando li lesse per la prima volta si rese conto di trovarsi davanti “ad uno dei documenti più importanti del nostro tempo” e alla dolorosa scelta di farne una cernita.

Dopo la pubblicazione ebbero, insieme alle lettere, un enorme successo. La personalità di Etty invita il lettore a seguire i suoi sentimenti e i suoi pensieri che diventano un balsamo per ferite antiche e un‘ispirazione per la nostra anima, per entrare in contatto con la nostra parte più autentica e profonda che non può non risuonare con l’irresistibile richiamo della verità e della vita.

 

Recensione

Etty Hillesum, Diario (1941-1943), Milano, Adelphi, 1986

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