A. Del Bono: “La tregua di Natale. Lettere dal fronte”.

“Mentre le tenebre calano sul campo di battaglia, accade qualcosa di straordinario. I soldati tedeschi accendono le candele sulle migliaia di alberi di Natale che sono stati inviati al fronte per offrire un conforto ai combattenti, e cominciano a cantare canti di Natale, ‘Astro del ciel’ e monti altri. I soldati inglesi sono sbigottiti: uno di loro, affacciatosi oltre il bordo della trincea, dice che le linee nemiche illuminate sembrano ‘le luci della ribalta di un teatro’. E rispondono con un applauso, dapprima timido, poi sempre più scrosciante. Poi cominciano a intonare le proprie canzoni come replica ai canti dei nemici tedeschi che li applaudono a loro volta” .

Nelle Fiandre, al nord della Francia, a Ypres in Belgio, nel 1914 i soldati inglesi e tedeschi si scambiarono auguri e doni invece che pallottole. Quello che per i comandi militari fu un atto di insubordinazione, per i soldati fu una tregua spontanea. La notizia cavalcò i fili del telegrafo e anche in altre zone si assistette allo scambio di dolci, tabacco, alberelli natalizi, auguri. I soldati poterono seppellire i loro morti e intrattennero con i loro avversari partite di calcio, segnando goal invece di tirare colpi di mortaio.

Una storia vera della quale non c’è quasi traccia nei libri di storia e tuttavia se ne parla invece in film, romanzi e in una struggente canzone folk dell’artista inglese Mike Harding:

“I fucili rimasero in silenzio […] senza disturbare la notte. Parlammo, cantammo, ridemmo […] e a Natale giocammo a calcio insieme, nel fango della terra di nessuno”.

Lo spazio che divideva le trincee inglesi da quelle tedesche era definita “la no men’s land”, la “terra di nessuno”.

La guerra era iniziata da parecchi mesi e gli inglesi erano impegnati a contrastare l’avanzata tedesca. Dopo una cruenta e sanguinosa battaglia nei pressi di Ypres, a fine autunno gli eserciti si trovarono impantanati qui e altrove in una estenuante guerra di logoramento tutta combattuta introno alle trincee, fossati profondi un paio di metri e rinforzati da tavole di legno. Quotidianamente i soldati si lanciavano all’assalto del nemico, guadagnando o cedendo ogni volta pochi metri di terreno e trascorrendo il resto della giornata tra fango, pioggia e cadaveri in decomposizione. In quella striscia desolata di terra piena di cadaveri, armi, colpi inesplosi che separa gli inglesi dai tedeschi avviene però qualcosa di straordinario.

“Quando addobbammo gli alberi e accendemmo le candele, dall’altra parte giunsero fischi di gioia e applausi […] Poi cantammo tutti e quanti assieme”

testimonierà in seguito il soldato tedesco Kurt Zehmisch nel Libro “Silent Night: the story of the World war I Christmas truce” dello storico americano Stanley Weintraub che negli anni ’80 ricostruì la vicenda.  Al momento di andare a dormire un po’ tutti erano ormai convinti che qualcosa di straordinario stesse per verificarsi: all’alba i tedeschi esposero infatti piccoli cartelli con le scritte

“Buon Natale” e “Non sparate, noi non spariamo”.

Era il segnale d’inizio. Ricominciarono i canti e gli applausi, poi dalla trincea tedesca uscì un uomo: nella nebbia gli inglesi lo intravidero appena, quanto bastava per notare che era disarmato. I britanni increduli uscirono dai loro ripari e si incamminarono verso i tedeschi, che fecero altrettanto:

“Ho visto la cosa più straordinaria che si possa vedere: stavamo per sparare a quel tedesco […] e poco dopo eravamo tutti in festa” ,

scrisse il soldato inglese Dougan Charter in una lettera alla famiglia. I due schieramenti prepararono allora una festa in grande stile “Fritz portò sigari e brandy, Tommy della carne di manzo e sigarette” canta Mike anding nella sua canzone come è scritto anche nel diario di campo del 133° reggimento sassone. Ci fu persino chi si fece fotografare in gruppo: “Non vi su un solo momento di odio: per un po’ nessuno pensò più alla guerra”  disse il soldato Bruce Bairnsfather. Scene da film che si ritroveranno di Joyeux Noel, pellicola del 2005 di Christian Carion. In alcuni casi la tregua durò fino a Capodanno, ma quasi dovunque tutto finì la sera stessa di Natale: “Ci salutammo e rientrammo nelle trincee […] poi udimmo dei colpi […] la guerra era ricominciata” ricorderà malinconico il capitano inglese J. C. Dunn.

 

Recensione

A. Del Bono (a cura di), La tregua di Natale. Lettere dal fronte. Natale 1914: una storia sorprendente nel racconto dei soldati che ne furono protagonisti, Lindau, Torino, 2014