Lettera a un bambino gravemente ammalato.

“Un paio di anni fa venni in Virginia a visitare un bambino di nove anni che stava morendo di cancro. E prima di lasciarlo gli dissi che probabilmente aveva molte domande. “Non potrò venirti a trovare spesso in Virginia”, gli feci, “ma se hai qualche domanda scrivimi?”

Un giorno ricevetti una sua lettera. Era di due righe: “Cara Dottoressa Ross mi resta soltanto una domanda. Che cosa è la vita e che cosa è la morte e perché i bambini devono morire? Con affetto, Dougy”.

Capite perché ho un debole per i bambini? Tagliano corto con i salamelecchi. E così gli risposi con una lettera. Non potevo scrivergli grandi concetti. Dovevo usare il suo stesso linguaggio. Così presi una bella scarola di pennarelli a 28 colori, i colori dell’ arcobaleno. Siccome la lettera non mi sembrava ancora abbastanza bella iniziai anche a illustrarla. Poi, quando fu finita, mi piaceva così tanto che avrei voluto tenermela.

Razionalmente mi dicevo: “Ma sì che puoi tenerla, è un tuo diritto ci hai lavorato tanto, e poi tra poco saranno le cinque e la posta sarà chiusa. I tuoi figli torneranno da scuola e sarà meglio cominciare a preparare da mangiare” e altre scuse del genere. Più si allungava la lista delle scuse, più sapevo che non era giusto. Cod dissi: “E io che me ne vado in giro a insegnare di fare la scelta più nobile. Qual è la mia adesso? È di andare immediatamente all’ufficio postale e spedirla, perché I’ho scritta per lui e non per me”. E Così feci. Dougy ne fu molto orgoglioso e felice. La fece vedere a molti altri bambini in ospedale. E già questo, di per sé, sarebbe stato bello. Cinque mesi più tardi, in marzo, la sua famiglia, pur molto povera, mi fece una chiamata interurbana. Dougy venne al telefono e disse: “Dottoressa Ross, oggi è iI mio compleanno. Lei è I’unica che ha avuto abbastanza fiducia e ha creduto che avrei festeggiato un altro compleanno. E quindi voglio farle un regalo. Ma non riuscivo però a trovare qualcosa per lei, perché noi non abbiamo niente. L’unica cosa che mi è venuta in mente era di rispedirle Ia sua bellissima lettera. A una condizione, però! A una condizione: che lei la faccia pubblicare e la renda disponibile agli altri bambini che stanno morendo”.

Mi passarono per la testa tantissime cose: sarà costoso, ventotto colori per ogni pagina, quadrante intellettuale, svizzera parsimoniosa, come farà a permetterselo la gente. Tutto questo stava interferendo dentro di me, così dissi: ‘No! A pensieri simili. E optai per la scelta più nobile. È proprio vero: se dai senza aspettative, riceverai diecimila volte tanto. Questo è successo quattro anni e mezzo fa. Quando Dougy morì la “Lettera di Dougy” aveva già raggiunto diecimila bambini in punto di morte”,

 

Presentazione

Elisabeth Kubler Ross, La morte è di vitale importanza, Armenia, Milano, 1999, pp. 149-150

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