Nietzsche: Cristo o anticristo?

L’unico nemico che ha lo spirito è la noia. Cercheremo di fare una conferenza intelligente, pregnante e anche divertente dal punto di vista spirituale. Faremo una lettura sintetica del pensiero di Nietzsche perché all’inizio del XXI secolo sia giunto il tempo di fare i conti con questo pensiero e di prenderlo nuovamente sul serio, dopo alcuni decenni in cui questo pensiero è stato corteggiato, spiluccato ma non preso sul serio come lui sperava fosse.

Nietzsche voleva fare filosofia con i colpi di martello, come dice il sottotitolo del “Crepuscolo degli idoli”, non amava le sottigliezze accademiche, filosofiche e filosofistiche che poi si sono incrementate proprio sul suo pensiero.

Ecco cosa Zaratustra pensa di questo tipo di pensiero che va piluccando e riducendo tutto in polvere alla propria piccola misura, quale è la considerazione che ha dei dotti:

“Io sono troppo ardente e bruciato dai miei propri pensieri e spesso mi manca il respiro. Allora ho bisogno di andare all’aperto, via dalle stanze polverose. Ma essi seguono freschi, all’ombra fresca, vogliono essere in tutto solo spettatori e si guardano bene dal sedere sui gradini fatti caldi dal sole, simili a coloro che se ne stanno sulla via e guardano oziosi la gente che passa così indugiano anche essi in attesa di pensieri pensati da altri. Se una mano appena li tocchi fanno polvere intorno a sé come sacchi di farina; ma chi mai potrebbe pensare che la loro polvere venga dal grano e dalla delizia dorata dei campi estivi”, (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra).

Se tratteremo il pensiero di Nietzsche “a colpi di martello” lo faremo in fedeltà al suo pensiero. Nietzsche va preso sul serio. La sua era una proposta di nuova umanità che oggi, dopo un secolo di assimilazione del suo pensiero, ha prodotto i suoi effetti culturali, storici e politici; dobbiamo chiederci se questa proposta sia ancora valida, se dobbiamo seguirla e riteniamo che questa sua proposta costituisce, come lui riteneva, il destino evolutivo dell’umanità. Questo era il livello a cui lui lavorava: niente di meno che ri-orientare l’intera storia del mondo. Questo è il suo intento. In uno dei suoi ultimi libri, la sua autobiografia, dice:

“Conosco il mio destino. Un giorno si riconnetterà al mio nome il ricordo di qualcosa di terribile , una crisi come non ce ne fu mai, del più tremendo urto di coscienza, di una sentenza pronunciata contro tutto ciò che era stato creduto, preteso, santificato fino allora. Io non sono un uomo, sono dinamite […]. Io solo ho scoperto la verità, perché sono stato il primo a sentire la menzogna come menzogna” (Nietzsche F., Ecce Homo).

Questo riteneva Nietzsche di portare nella storia del mondo. Questo mi affascinò. Incontrai Nietzsche in adolescenza e ho convissuto con lui sette anni, leggendo tutto Nietzsche e solo Nietzsche anche perché il resto mi sembrava insipido. Dopo avere letto lui, tutto il resto mi sembrava inconsistente, cenere. Solo lui possedeva questa potenza e radicalità del pensiero che mi dava un senso di realtà.

Faremo tre piccoli passi per porci di fronte a questa proposta di umanità di Nietzsche, a questo sconvolgimento del pensiero da lui proposto, per vedere se realmente la sua proposta sia il futuro desiderabile per noi e per l’umanità.

Andremo anche noi a colpi di martello seguendo gli insegnamenti di Zaratustra e quindi lo tradiremo. Zaratustra dice che chi apprende veramente la sua lezione lo lascia, lo tradisce. Ci sono tanti “nicisti” nel mondo, ma pochi discepoli di Nietzsche.

Primo punto: capovolgimento antropologico.

Nietzsche parte da un fortissimo sentimento della fine. Sente che tutta l’umanità si trova ad un punto finale di tutta la storia. Questo è il primo annuncio di Zaratustra: “Io vi annuncio l’oltreuomo (Übermensch)”. Qualcosa che va oltre l’uomo, l’uomo va superato perché non è altro che “una corda tesa tra la scimmia e il soprauomo”. Siamo in una transizione antropologica. Questo è il primo grande sentimento di Nietzsche. Il primo annuncio di Zaratustra, guarda caso, coincide con le prime parole del Cristo che apre la sua predicazione: “Il tempo è compiuto. Il regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete a questa bella notizia” (Vangelo di Marco). Nietzsche dice: “Io sono un lieto nunzio” (Nietzsche. F., Ecce Homo), io sono la bella notizia. Bisogna tenere conto che c’è un parallelismo spaventoso tra Zaratustra, il Cristo, Nietzsche, il Vangelo e l’anticristo. Il problema tra Cristo e Anticristo come vedremo è il problema di Nietzsche. La partenza fondamentale del pensiero di Nietzsche è la percezione di una fine e la sensazione che l’intera Europa pulluli ormai di una genía di quelli che lui definirà gli ultimi uomini. Di una generazione, prima dell’oltre uomo, che è la peggiore. Descriviamola con Zaratustra:

“E così parlo Zaratustra alla folla: «È tempo che l’uomo si assegni la sua meta. È tempo che l’uomo pianti il seme della sua più alta speranza. Ancora è il suo terreno a ciò ricco abbastanza. Ma questo terreno diventerà un giorno povero e addomesticato, e nessun alto albero potrà più crescere in esso. Ahimè, verrà il tempo in cui l’uomo non scaglierà più il dardo del suo desiderio al di là dell’uomo, e la corda del suo arco avrà disimparato a vibrare! Io vi dico: bisogna avere ancora il caos in sé per poter partorire una stella danzante. Io vi dico: voi avete ancora il caos in voi. Ahimè, verrà il tempo in cui l’uomo non partorirà più nessuna stella! Ahimè, verrà il tempo dell’uomo più spregevole, che non potrà più disprezzare se stesso! Vedete, io vi mostro l’ultimo uomo! “Che cos’è l’amore? Che cos’è la creazione? Che cos’è il desiderio? Che cos’è la stella?” -così domanda l’ultimo uomo e ammicca. La terra sarà allora diventata piccola, e su essa saltellerà l’ultimo uomo, che farà tutto piccolo. La sua razza è inestirpabile, come la pulce di terra; l’ultimo uomo è quello che ha la vita più lunga. “Abbiamo inventato la felicità” -dicono gli ultimi uomini e ammiccano. Un po’ di veleno di tanto in tanto: ciò fa fare sogni piacevoli. E molto veleno alla fine, per un piacevole morire. Si lavora ancora, perché il lavoro intrattiene. Ma si cura che l’intrattenimento non noccia. Non si diventa più poveri e ricchi: sia l’una che l’altra cosa è troppo fastidiosa. Chi vuole ancora governare? Chi ancora obbedire? Sia l’una che l’altra cosa è troppo fastidiosa. Nessun pastore e un solo gregge! Tutti vogliono le stesse cose, tutti sono uguali: chi sente diversamente, se ne va da sé al manicomio. “Una volta erano tutti matti” -dicono i più raffinati e ammiccano. Si è intelligenti e si sa perfettamente come sono andate le cose: così non c’è fine al motteggiare. Si litiga ancora, ma ci si riconcilia subito -altrimenti ci si rovina lo stomaco. Si ha il proprio piacerino per il giorno e il proprio piacerino per la notte: ma si sta attenti alla salute. “Noi abbiamo inventato la felicità” -dicono gli ultimi uomini e ammiccano”, (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra, BUR, Milano, 2012, p. 38-40).

Viene da dire che molti “niciani” hanno capito poco di Nietzsche. Credono che Nietzsche sia democratico, estetico. Nietzsche era pazzo. Un poeta folle. Non era un uomo realistico. Non era un ateo in senso novecentesco e banale.

“Sì, come potreste credere, voi macchiettati e picchiettati! -voi che siete pittura di tutto quanto fu una volta creduto! Voi siete confutazioni ambulanti della fede stessa, e fracassatori delle ossa di tutti i pensieri. Indegni di fede: così vi chiamo io, o uomini della realtà! Voi siete sterili: perciò vi manca la fede. Chi era destinato a creare ebbe sempre sogni profetici e segni astrali -e credette nella fede!”, (ibidem, p. 161-162).

Non riduciamo Nietzsche alle piccole misure degli ultimi trent’anni di filosofia nicista. Primo punto. Nietzsche ha ben altre prospettive. Essere un capovolgimento antropologico nella storia del pianeta.

Secondo punto: la diagnosi.

Quale è la diagnosi di Nietzsche? Perché l’umanità è arrivata ad un esaurimento tanto vergognoso, a questa povertà creativa. La cosa che faceva soffrire di più Nietzsche era la povertà creativa, la mancanza di creatività culturale in Europa. La risposta è semplice ed è sempre la stessa dall’inizio alla fine del suo pensiero. Anche se può sembrare ambiguo Nietzsche è di una coerenza mostruosa. Essere ambiguo e complesso non vuol dire essere incoerente. In Nietzsche ci sono delle costanti e una di queste è la diagnosi: la decadenza della cultura umana è stata determinata dall’affermarsi della morale degli schiavi, che è menzogna. La civiltà umana è decaduta progressivamente quanto più si è affermata nel mondo una morale di schiavi. La morale dei deboli, la morale dei perdenti, che ha progressivamente trasformato la morale degli uomini forti, degli uomini aristocratici in “senso di colpa”. Gli schiavi hanno colpevolizzato le uniche vere virtù umane, quelle della forza e questo ha traviato la cultura radicalmente portando alla decadenza. Questo è il pensiero di Nietzsche dall’inizio alla fine. A volte sembra, leggendolo, che lui voglia criticare il moralismo e l’ipocrisia della società borghese tardo ottocentesca mostrandola come una viziosa e subdola volontà di dominio. Ma in realtà Nietzsche vuole attaccare al cuore l’educazione umana nel suo complesso per come si è sviluppata nelle sue grandi tappe mostrando che questa linea morale ha condotto in quanto menzogna a negare la verità più profonda della vita che è la volontà di potenza.

“Concesso che sia vero ciò che ora si ritiene sia la verità e cioè che il senso di ogni civiltà sia quello di riuscire ad allevare la bestia feroce uomo trasformandola in un animale mansueto e civilizzato, bisognerebbe considerare senza alcun dubbio tutti quegli istinti di reazione e di risentimento col cui aiuto le stirpi aristocratiche sono state infine messe alla gogna e sopraffatte con tutti i loro ideali autentici strumenti di civiltà. I portatori degli istinti compressi e di rivincita, i discendenti di tutte le schiavitù europee e non europee e in special modo di tutta la popolazione pre-ariana, essi rappresentano il regresso dell’umanità. Questi strumenti di civiltà sono la vergogna dell’essere umano e sono piuttosto un sospetto, un’argomentazione contro la civiltà in genere. Si potrà anche avere il diritto di non liberarsi davanti dalla paura davanti alla bionda bestia annidata nel fondo di tutte le razze aristocratiche, ma chi non preferirebbe cento volte di più il terrore se esso fosse unito all’ammirazione che non la mancanza di esso unito all’impossibilità di liberarsi dallo spettacolo nauseante di esseri abortiti, immiseriti, squallidi e intossicati?”, (Nietzsche F., La genealogia della morale)

Gli strumenti di civiltà sono mezzi attraverso cui le stirpi servili hanno fatto si che le stirpi aristocratiche considerassero colpevoli le vere virtù umane. Nietzsche dice che se questa è la civiltà lui sospetta della civiltà in genere.

Terzo punto: la decadenza ha portato la civiltà alla fine.

Questa decadenza è determinata dalla vittoria delle morali servili, del risentimento come le chiama Nietzsche, rispetto alla grande vera morale aristocratica che si è dissolta. Alcune volte è rispuntata nell’impero romano, Nietzsche la vede in alcuni momenti della rinascenza italiana (il principe Valentino e in qualcosa forse di Napoleone e basta). L’oltreuomo è colui che si libera finalmente da tutta questa menzogna millenaria. Questa è la trasmutazione di tutti i valori. Questa è la dinamite di cui Nietzsche, il destino di cui lui si sente portatore. In particolare l’Übermensch cosa deve distruggere? Quella che lo stesso Nietzsche vede come la realizzazione più piena della morale degli schiavi e cioè la tradizione ebraico cristiana che è per lui il trionfo nel mondo della più radicale morale degli schiavi, delle vittime. La visione di un mondo visto con gli occhi delle vittime, un Dio vittima, un Dio crocifisso, il più grande trionfo della decadenza, il più grande nemico di Zaratustra. Per fare l’Übermensch bisogna distruggere il cristianesimo. E anche su questo Nietzsche è chiaro e coerente fino in fondo.

“Questo Gesù di Nazaret, vivente vangelo dell’amore, questo salvatore che porta ai poveri, ai malati, ai peccatori beatitudine e vittoria non ha rappresentato forse la seduzione nella sua forma più sinistra e irresistibile, la seduzione e la via tortuosa proprio verso quei valori e quel rinnovamento giudaico dell’ideale? Israele non ha forse raggiunto proprio per la via traversa di questo Salvatore, di questo apparente oppositore dissolvitore di Israele, il fine supremo della sua sublime sete di vendetta? Non è forse proprio della misteriosa magia nera di una politica della vendetta realmente grande, di una vendetta lungimirante, sotterranea, che progredisce lentamente secondo calcolati programmi, il fatto che Israele stesso ha voluto rinnegare, inchiodare alla croce di fronte al mondo intero come qualcosa di mortalmente ostile proprio lo strumento della propria vendetta a ciò che il mondo intero e cioè tutti i nemici di Israele potessero abboccare senza sospetto proprio a questa esca? E d’altra parte chi mai potrebbe pensare con tutta la massima sottigliezza di spirito a un esca più pericolosa di questa, qualcosa che per forza di attrazione, che per forza ipnotica, inebriante e rovinosa possa essere simile a quel simbolo della Santa Croce, a quel paradosso terrifico di un Dio in croce, a quel mistero di una crudeltà inconcepibile, estrema, un autocrocifissione di Dio per la salvezza degli uomini. Certo è, perlomeno, che sub oc signo, Israele ha continuato da allora a trionfare con la sua vendetta e con il suo sovvertimento di tutti i valori, su tutti gli altri ideali, su tutti gli altri ideali più nobili”, (Nietzsche F., La genealogia della morale).

Il cristianesimo rappresenta per Nietzsche il culmine della morale degli schiavi e la distruzione di qualunque morale aristocratica, qualunque verità. La verità è la verità della forza. La verità è la volontà di potenza. La verità si manifesta nelle società umane quando si manifesta come potenza. Gli schiavi, gli impotenti, celebrano le virtù della debolezza, perché sono impotenti. Ecco la vendetta dei deboli, dei mediocri, degli schiavi, dei malati. Su questo ruota l’opera di Nietzsche, tutto il resto è letteratura. Nietzsche è una persona molto seria e credo che la nostra vita oggi ruoti anche intorno a questo tema. Dovremo deciderci, avendo però chiare le alternative, liberandole dalle loro vaghezze. Per Nietzsche l’alternativa è molto chiara. Alla fine de “La genealogia della morale” afferma: “Sono stato compreso? Dioniso contro il crocifisso”.

Si tratta di di due immagini di Dio contrapposte. Ad ogni immagine di Dio corrisponde una forma di umanità. A seconda di come noi umani pensiamo Dio costruiamo le nostre relazioni. E Nietzsche è coerente, va fino in fondo alla sua drammatica opposizione al cristianesimo. Nietzsche va fino in fondo; ha esaltato l’istinto di sterminio, la violenza delle stirpi aristocratiche fino a legittimare un ritorno alla schiavitù, nuove forme di allevamento dell’uomo e ha accusato la modernità, la democrazia, ogni forma di egualitarismo e di socialismo di essere gli estremi prodotti della morale degli schiavi giudaico cristiana. Senza mezzi termini e senza voler essere politicamente corretto. A Nietzsche non importava essere accettato.

Nietzsche ha esaltato un tipo di uomo che era radicalmente diverso da lui. Questo è il grande dramma di Nietzsche che lo porterà alla pazzia. E come deve essere questo tipo di uomo che noi dovremmo rappresentare? Che dovrebbe venire dalla distruzione del cristianesimo? O meglio dalla “maledizione del cristianesimo”? Ad un certo punto bisogna deciderci? Dioniso contro il crocifisso! Non la scienza, non la razionalità, ma Dioniso!

“Qui si deve considerare la cosa a fondo, fino alla radice, e guardarsi da ogni debolezza sentimentale. La vita è essenzialmente appropriazione, offesa, sopraffazione nei confronti dell’estraneo e del più debole. Oppressione, rigore, imposizione delle proprie forme, assimilazione e almeno nel caso migliore sfruttamento. Lo sfruttamento è proprio non già di una società corrotta o imperfetta e primitiva, ma appartiene all’essenza del vivente come funzione organica fondamentale. È una conseguenza della volontà di potenza che è la volontà stessa della vita”, (Nietzsche F., Al di la del bene e del male)

Negare questo è la “morale degli schiavi”, è traviare l’umano. Negare questo è per Nietzsche il cristianesimo. La verità della vita è la volontà di potenza. Così funziono le cose. Andare contro questo è andare contro la vita e cioè creare tutti i presupposti di una civiltà decadente come la nostra. Come ci ricorda René Girard, Nietzsche è arrivato a ri-ipotizzre il sacrificio umano:

“L’individuo fu tenuto dal cristianesimo così importante, posto in modo così assoluto, che non lo si poté più sacrificare. Ma la specie sussiste solo grazie a sacrifici umani. La vera filantropia vuole il sacrificio per il bene della specie. È dura, è piena di autosuperamento, abbisogna del sacrificio dell’uomo. E questo pseudo-umanesimo che si chiama cristianesimo vuole giungere a fare si che nessuno venga sacrificato?”, (Nietzsche F., Frammenti postumi dell’88-89).

Dioniso contro il crocifisso. Dioniso è un dio e bisogna conoscere bene come la pensa. La terapia per Nietzsche è distruggere il cristianesimo per poter liberare l’oltreuomo.

Uno dei grandi drammi è però la vita di Nietzsche. E chi è Nietzsche come persona? Proprio perché lui ha sempre detto che il messaggero deve essere perfettamente congeniale al messaggio. Diceva che dobbiamo tornare ai presocratici e aprire scuole di filosofia dove il filosofo deve diventare il testimone carnale di ciò che annuncia. “Me ne frego del sapere dei dotti, voglio vedere la tua verità” diceva Epicuro. Che significa che voglio vedere come vivi in casa tua, con i tuoi figli, con tua moglie e con i tuoi allievi. Io voglio vedere la tua dottrina incarnata nella tua felicità dirà Zaratustra. Il problema, però, è che lui è completamente diverso dall’oltreuomo che lui ci indica. Nietzsche era un uomo sensibilissimo, un tipico rappresentante della decadenza, un uomo ascetico, un uomo che non faceva male ad una mosca. Ipersensibile e nevropatico, con fortissime malattie psicosomatiche determinate da un’ipersensibilità. Era proprio quello che lui descrive come il malato; non è l’appartenente alla razza dei forti, non è la bionda bestia, non è un ufficiale delle SS. Lui è il confutato dal fallimento, lui è ascetico, lui è casto (quando descrive le qualità di ogni atto creativo rivaluta la castità). C’è una contraddizione mostruosa nella carne di Nietzsche tra lui e quello che ci viene a dire. Lui non è l’allievo di Dioniso. C’è una discrasia emotiva e spirituale tra il suo pensiero e come era lui nella vita. A Torino lo chiamavano il santo, per come e era e per come viveva. Impazzisce abbracciando un cavallo che viene frustato! Nietzsche non avrebbe sacrificato nemmeno una mosca, era un uomo di una dolcezza straziante. Questa è la base della sua pazzia.

Nella lettera del 25 dicembre 1880 scrive alla sorella e alla madre:

“Oggi, mie profondissime dilette, è Natale; Capodanno è alle porte. Una letterina va scritta, anche se i signori occhi protestano. Ieri me ne stavo sdraiato sul letto, e pensavo alla vita, e venni alla conclusione che molte cose sono incomplete, e spesso c’è da stringere i denti: perciò bisognerebbe cogliere ogni occasione per dirsi qualche parola buona e farsi un po’ di bene l’un l’altro, perché qualcosa di bello venisse pur fuori da questa nostra esistenza! (E intanto mi venne in mente che io non sono mai andato a trovare la zia Cecilia, e anche che, con le mie impazienze e i miei bronci, vi ho avvelenato tutto lo scorso autunno). E ad un tratto mi avvidi che erano le cinque, e cioè l’ora in cui da noi e in tutte le case si accende l’albero e si distribuiscono i doni di Natale”.

E in una lettera ai familiari di Naumburg scritta Nizza il 26-28 dicembre 1885 quando ha già scritto “Così parlò Zaratustra” e “Al di la del bene e del Male”:

“[…] Però il mio Natale riuscì veramente giorno di festa. A mezzodì ebbi i vostri cari doni, e subito mi misi al collo la catenina, e il calendarietto sparì nella tasca del panciotto. Evidentemente  in quell’istante il denaro è sgusciato via, se nella lettera v’era del denaro (così almeno scrive la mamma). Perdonate al vostro ‘cecchino’ che volle aprire il pacco per la strada: è probabile che qualcosa vi sia scivolato via, data l’impazienza con la quale spiegai la lettera. Speriamo che una povera vecchietta sia stata la vicino ed abbia trovato così per la strada il suo regali del ‘Bambino’”.

Il problema di Nietzsche è grande e ci riguarda molto. Forse la sua negazione filosofica del cristianesimo scontrava con una “carnalità cristiana” che non riusciva a riconoscere filosoficamente. Questo lo porta ad una antitesi, ad un attacco del cristianesimo che non riesce a riconoscere dentro di sé e che vede fuori di se in forme degradate che lo porteranno ad estremizzare la sua ribellione fino alla follia. Almeno questa è un’ipotesi.

Quello che è certo è che critica ogni idea di Dio, di scopo ultimo, di eternità ma poi invoca il cielo, chiede l’eternità per la sua gioia, confessa di cercare uno scopo, si proietta al di là dell’uomo e disprezza profondamente gli umani che non vadano al di la di sé. Non scambiamo Nietzsche con uno che ci vuole limitare qua. Dioniso è sempre un dio ed è un dio salvatore che lui intravede.
Potremmo dire che Nietzsche è totalmente divorato dal mistero di una nuova umanità più libera e più felice. Questa è la sua grandezza, questo ce lo rende così attuale. È vero che una nuova umanità sta finendo, è vero che sta emergendo in noi una nuova figura più libera, umana e divina, che superi la figura di un dio legislatore, giudice, che ci condanna, che ci perseguita e che ci limita. Nietzsche è pervaso da tutto questo ma pretende di costruire questa oltre-umanità contro il suo archetipo. E qual’è l’archetipo della nuova umanità nella storia del mondo? Il Cristo!

Il Cristo si presenta come la nuova umanità, come l’umanità divino-umana finalmente liberata dal dio che schiaccia, completamente libera e in un certo senso al di là del bene e del male! Oltre la legge. Il dramma di Nietzsche secondo me si gioca tutto qui. Lui porta dentro questo archetipo ma non lo riconosce e gli si contrappone. D’altronde un archetipo o lo riconosci o ti ci contrapponi. “Se finisci per scrivere l’anticristo è perché sei dentro la sfera di quell’archetipo!”. Nietzsche decide di pubblicare “L’anticristo” a fine novembre del 1888 e il 3 gennaio 1889 impazzisce. Lui che ci ha insegnato ad osservare gli eventi, i pronostici e le coincidenze.
Jaspers ha visto bene questo conflitto interno di Nietzsche giocato sull’archetipo del Cristo, sul rifiuto di questo archetipo, sulla controfigurazione dell’archetipo nel tentativo di costruirsi una oltre umanità anti-cristica come un dramma religioso che non è solo di Nietzsche altrimenti non saremmo qui a parlarne. Che non è un problema di Nietzsche ce lo ha mostrato l’intero XX secolo. Poco dopo la sua morte tutta l’europa sarà travolta da tanti “signori” che credevano di seguire Zaratustra, se lo portavano nello zaino, se lo leggevano e si confortavano. Jaspers è un grande filosofo e psichiatra per cui analizza la problematica di Nietzsche anche dal punto di vista psicologico come del resto farà Carl Gustav Jung.

Scrive Jaspers nel saggio monografico su Nietzsche del 1947, un momento molto importante della storia tedesca:

“Quando si rimprovera a Nietzsche il suo ateismo e si ricorda il suo anticristo si dovrebbe pensare che l’ateismo di Nietzsche non è un’univoca e volgare negazione di Dio e neppure l’indifferenza di coloro che sono lontani da Dio per i quali Dio non è in quanto non lo cercano affatto. Già il modo in cui  Nietzsche constata che per la sua epoca ‘Dio è morto’ è l’espressione della sua demolizione. E se la sua onestà giunge sino alla radicale negazione di ogni fede in Dio, anche allora egli si mantiene straordinariamente vicino al cristianesimo”.

Poi Jaspers cita una lettera a Peter Gast del 1881:

“Esso [il cristianesimo] è tuttavia il migliore elemento di vita ideale che io abbia mai conosciuto. Fin dall’infanzia l’ho seguito in molte cose e credo di non essere mai stato nel mio cuore volgare contro di esso”.

Ma come, il cristianesimo non è il trionfo della morale decadente che ha portato l’umanità alla distruzione? Jaspers mette fa notare qui quella profonda scissione di cui stiamo parlando! Se vogliamo allora prendere  Nietzsche sul serio dobbiamo comprendere che con Nietzsche ci troviamo di fronte ad un bivio chiaro nella storia dell’occidente che potremmo riassumere così: “Ego non Cristus” oppure come dice San Paolo “Non Ego Cristus”. Nietzsche sta su questo rasoio. Questo è il dramma che si ripresenta anche per noi. Siamo coerenti con Nietzsche nel criticare fino in fondo e nel cuore il cristianesimo? Il crocifisso? Da che parte stiamo, dalla parte delle vittime o dalla parte dei forti e dei dominatori? Ci rendano conto che stare dalla parte delle vittime non è neutrale ma nasce da una storia precisa e da una visione precisa del divino e dell’umano e Nietzsche ce la fa riconoscere bene. Allora riconosciamo l’Archetipo, il Dio che adoriamo. Non è credere o non credere in senso ideologico. Si tratta di riconoscere e sentire che quella è la via della verità. Che stare dalla parte delle vittime è la verità! Ma questo non è neutrale, non cade dal cielo e non è frutto della ragione, ma di un evento, di un fatto e di una rivelazione. Le prossime sfide che ci proporrà il XXI secolo saranno di nuovo radicali e di nuovo dovremo scegliere: Dioniso o il Crocifisso? E capiremo presto che non ce ne è una terza!
Jung che ha capito molto il problema psicologico di Nietzsche scrive:

“Nietzsche non era ateo, ma il suo Dio era morto. Il risultato di questo decesso fu una scissione interiore ed egli si sentì obbligato a personificare il suo altro-Sé in Zaratustra oppure in altri momenti in Dioniso. Durante la sua fatale malattia egli firmava le sue lettere Zagreus, il Dioniso smembrato dei Traci. La tragedia di Zaratustra è che poiché il suo Dio morì, Nietzsche stesso divenne un Dio e avvenne perché egli non era ateo. Era una natura troppo positiva per potere sopportare la nevrosi metropolitana chiamata ateismo. Colui per il quale Dio muore soccomberà all’inflazione”.

Che è come dire che siccome Dio è morto devo io diventare Dio. Questa si definisce “inflazione” e può portare alla pazzia. È l’identificazione con il Sé: “Io solo ho scoperto la verità”. Questa è una diagnosi psichiatrica della follia di Nietzsche. La mia personale risposta dopo anni di studio del pensiero di Nietzsche è che “l’anticristo” è una controfigura. Nietzsche è invaso dal mistero di Cristo. Arriva chiamare il suo ultimo libro “Ecce homo”. Forse è tempo, anche in questo momento difficile della storia, di rimettersi in ascolto dell’originale e cioè dell’archetipo. Di ritrovare nell’archetipo tutti gli elementi positivi ed evolutivi che lo stesso Nietzsche intravedeva nell’oltreuomo. Non le unilateralità e le degenerazioni a cui lui progressivamente cedette. Il bivio Nietzsche lo aveva colto bene. Credo che lui arrivò ad un punto in cui lui avrebbe potuto prendere un’altra via e cioè avrebbe potuto mettersi in ascolto delle sue dimensioni più profonde e poetiche. Essere più poeta. Zaratustra tra l’altro è un poeta. E questo punto io lo colgo in uno dei passi dello Zaratustra che si intitola “Del grande anelito” un passo in cui non ha voluto o non ha potuto ascoltare, mettersi in un atteggiamento più umile rispetto al mistero. Lo ha percepito come possibilità, ha sentito che in questo ascolto forse avrebbe potuto mettersi in ascolto, trovare un’integrazione con le sue parti più dolci che abbiamo visto nelle lettere alla madre e ai familiari e invece ha deciso la via della maledizione, della contrapposizione e della violenza delle ultime opere. Questo è un punto cruciale che vale anche per noi. In questa fase di trasformazione noi oggi possiamo rimetterci in ascolto delle dimensioni più profonde della nostra carne. Che cosa veramente canta e desidera il mio cuore? Quale è la via per la soddisfazione dei miei reali bisogni? Di cosa ho veramente bisogno? L’ascolto, il canto e l’umiltà sono le vie che Nietzsche intravede ma non segue. Lo possiamo fare noi! Il grande anelito è l’anelito profondo, quello che ci costituisce come esseri umani.

“E in verità, o anima mia, chi vedendo il tuo sorriso non si scioglierebbe in lacrime? Gli angeli stessi si sciolgono in lacrime per la bontà soverchiante del tuo sorriso. È la tua bontà e arcibontà, che non vuole lamentarsi e piangere: eppure, o anima mia, il tuo sorriso anela alle lacrime e la tua bocca tremante al singhiozzo. «Non è ogni piangere un lamentarsi? E ogni lamentarsi un accusare?» Così dici tu a te stessa, e perciò preferisci, o anima mia, sorridere che sfogare il tuo dolore;  -sfogare in lacrime dirotte tutto il tuo dolore a causa della tua pienezza e di tutta l’urgenza della vite per il vendemmiatore e per la roncola del vendemmiatore! Ma se non vuoi piangere, se non vuoi sfogare nel pianto la tua purpurea malinconia, allora, o anima mia, dovrai cantare! Vedi, sorrido io stesso che ti predico tali cose:  -cantare, con un canto mugghiante, finché tutti i mari diventino silenziosi per ascoltare il tuo anelito; -finché sui mari silenziosi e anelanti ondeggi la navicella, la meraviglia d’oro, intorno al cui oro guizzano tutte le buone cose cattive e meravigliose -anche molti animali grandi e piccini e tutti gli esseri che hanno piedi leggeri e stravaganti per poter camminare sui sentieri azzurro-violetti; -laggiù, verso la meraviglia d’oro, la navicella volontaria e il suo padrone; ma questi è il vendemmiatore, che aspetta con la roncola adamantina; . -il tuo grande liberatore, o anima mia, il senza nome -a cui solo i canti futuri troveranno nomi! E invero, già profuma il tuo alito di canti futuri! -già ardi e sogni, già bevi assetata da tutte le fonti di consolazione profonde e sonanti, già la tua malinconia riposa nella beatitudine dei canti futuri!  -O anima mia, io ti ho dato tutto e anche l’ultima cosa che avevo, e tutte le mie mani si sono svuotate per te: -ordinarti di cantare, ecco, questa era l’ultima cosa che avevo! Ordinarti di cantare, e ora parla, di’: chi di noi due deve ora ringraziare? Ma meglio ancora: canta per me, canta, o anima mia! E lascia che ringrazi io! Così parlò Zarathustra”, (Nietzsche F., Così parlò Zaratustra, BUR, Milano, 2012, p. 285-286).

 

Marco Guzzi, Nietzsche: Cristo o anticristo?. Conferenza a Misano Adriatico, marzo 2009.