Aión, Anima d’Europa, tempo della Chiesa.

1. Aión.

Questo contributo si occupa dei confini del tempo. Del passaggio delle Ere, dell’Aión. Si osserva la storia lineare, la storia totale, cercando di vederla da un’ottica di psicologia analitica in generale, con accentuazioni di psicologia archetipica.

La modernità porta a compimento planetario, soprattutto con la globalizzazione, l’antico processo di permeabilità dei confini, in quanto delimitazioni dello spazio. All’attività di delimitazione netta, alla cristallizzazione dei confini territoriali, nel corso della storia, sono stati chiamati la lingua, la moneta, la religione. Che li hanno, al contempo, definiti e resi permeabili. Una permeabilità dei confini, innescata dall’attività culturale e conoscitiva, come bisogno intrinseco della psiche di produzione di senso.

All’interno delle attività specifiche della psiche, i confini sono intrinsecamente permeabili, plastici, aleatori. Basti pensare all’ontogenesi delle fasi della vita: la memoria a lungo termine della terza età riattinge all’infanzia eternamente presente, mai nettamente esaurita. Perché, in effetti, i confini della psiche riguardano il tempo: i tempi della vita, dell’esperienza, della conoscenza, dell’individuazione. Delimitare il tempo è molto più aleatorio della delimitazione dello spazio. Abbiamo bisogno di uno strumento al polso, atto a consentirci un’immediata e continua visualizzazione del trascorrere del tempo cronologico. La netta delimitazione dei cinquanta minuti della seduta, nello spazio dello studio dell’analista, è vanificata dal periodico ritornare, associare, amplificare, elaborare spontaneo, dopo la singola seduta, nello spazio della mente dell’analista.

Il processo di individuazione non è solo un percorso della psiche soggettiva. Esso si invera nella relazione dell’anima individuale con l’Anima del Mondo, la psiche collettiva. Nel patrimonio delle idee fondative della psicologia analitica ricorre in molti testi di Jung la questione dell’Aión, oltre a dare il titolo al II tomo del vol. 9 delle Opere. Il termine proviene dalla cosmologia greca e indica l’eternità, il tempo infinito, nonché il susseguirsi delle ere (1).

Il passaggio delle ere, da quella dei Pesci a quella dell’Acquario, rivela retroazioni e sommovimenti tra Aión, il grande anno – riconducibile al moto millenario della precessione degli equinozi di 26.000 anni -, l’Anima d’Europa, intesa come stratificazione dell’inconscio collettivo e della psiche occidentale, e l’istituzione che maggiormente ha ereditato, orientato, tale stratificazione: la Chiesa.

La psicologia analitica dispone, con il saggio di Jung su Presente e futuro, di riflessioni su categorie temporali dove, nella conclusione, si tratta del kairos e di un incalzare di domande sulla catastrofe e l’apocalisse:

«Noi viviamo nel kairos, nell’attesa di una “metamorfosi degli dei”, ossia dei princìpi e dei simboli fondamentali. Quest’esigenza del nostro tempo, che davvero non abbiamo scelto coscientemente, è l’espressione dell’uomo interioree inconscio che si trasforma. Di questo mutamento gravido di conseguenze dovranno rendersi conto le generazioni future, sempreché l’umanità voglia salvarsi dall’autodistruzione che la minaccia per la potenza della sua tecnica e della sua scienza. (….) Saprà egli difendersi dalla tentazione di fare uso del suo potere per mettere in scena l’apocalisse? Si rende conto della strada su cui si trova e delle conseguenze finali che dovrebbe trarre dalla situazione del mondo e della propria anima? Sa che sta perdendo il mito, conservatore di vita, dell’uomo interiore, che il cristianesimo tenne in serbo per lui? E’ in grado di immaginare cosa accadrebbe se si producesse la catastrofe? Riesce poi semplicemente a immaginare che ciò sarebbe una catastrofe? E finalmente, l’individuo sa che è lui l’ago della bilancia?» (2).

Ma questo saggio di Jung, – da un punto di vista, diciamo, squisitamente storico- critico -, deve essere letto, inanzitutto, in relazione a ciò che lo precede. Uno strano, e apparentemente poco significativo, appunto per l’UNESCO del 1948, Tecniche di trasformazione dell’atteggiamento mentale in vista della pace nel mondo.

Ma poi anche con ciò che lo segue: Un mito moderno: le cose che si vedono in cielo del 1958. Accanto a questi, da un punto di vista sapienziale e sofiologico, va posta Risposta a Giobbe, soprattutto nella lettura che ne diede Henry Corbin (3).

Dal punto di vista della psicologia archetipica, J. Hillman riprende l’argomentazione di Jung sul kairos, e la rilancia nel quadro del rapporto tra psicologia e storia profonda, come dinamiche del Senex et Puer:

«Quest’ultimo terzo del nostro secolo è anche la trentesima parte che conclude questo millennio, e perciò noi ci troviamo a vivere nella sessantesima frazione dell’eone calendario del segno dei Pesci, il segno dell’èra cristiana, il mito temporale da cui traiamo il nostro orientamento storico. In questo eone cinquantanove generazioni stanno dietro di noi, una ci sta davanti, l’ultima e conclusiva, la generazione di transizione che ci porta nel prossimo millennio e nell’età dell’Aquario. Questa transizione di millenni in una sola generazione riecheggia la metamorfosi degli dei che avvenne all’inizio di questa era per opera del suo fondatore, il quale non visse che una sola generazione» (4).

[continua]

Aión, Anima d’Europa, tempo della Chiesa (2016)

 

Pasquale Picone, psicoterapeuta e analista ad orientamento junghiano di Roma