SAL, sostanza arcana.

Premessa

In questi appunti riporto parte delle parole di Jung (1), le mie riflessioni, appunti di alchimia presi durante le lezioni del dr. Marco Venanzi (2) e parte del capitolo su Natrium Muriaticum in “Omeopatia e psicanalisi” di Whitmont (3).

Ammetto di essermi “persa” più volte, durante la lettura di Mysterium Coniunctionis, non era la prima volta che mi capitava leggendo i testi di Jung, ma con questo in modo particolare, ricco di citazioni di testi antichi e di commenti non sempre esplicativi; una scrittura di connessioni e associazioni più che di logica e per questo motivo più disponibile alle interpretazioni e alle personali proiezioni. Del resto così erano i testi degli alchimisti, non manuali o protocolli sperimentali, ma piuttosto inviti alla ricerca che utilizzava la materia come sfondo proiettivo di processi interiori.

Penso che uno dei maggiori meriti di Jung sia stato quello di non essere completamente esplicito, di non spiegare tutto, di contraddirsi, di non dare vere e proprie “istruzioni per l’uso” perché “la Via che è veramente Via non è una via costante” (la Via che si può spiegare/definire, non è la Via) (4) – “Non cercare Maestri, ma cerca ciò che cercavano i Maestri” (detto Zen), credo che Jung sarebbe stato molto d’accordo.

Dice Giulia Valerio durante una lezione sul Mysterium che le prime pagine dei testi alchemici erano intenzionalmente scritte con errori e contraddizioni per “filtrare” e separare i discepoli dai ricercatori. Cosa servono allora le parole di questi alchimisti (includo Jung) se non spiegano veramente, non forniscono verità su cui appoggiarsi, non danno istruzioni chiare e verificabili? Per me l’importanza fondamentale sta nel come e non nel cosa. La condivisione di COME hanno trovato o cercato il Cosa, non la cosa in sé; non spiegare cos’è la Via, ma come l’hanno cercata.

I loro concetti morali si muovevano esclusivamente sul piano dei sinonimi e delle analogie; in breve, sul piano delle ‘corrispondenze’. Si tratta dunque, senza dubbio, di dati che provengono da un atto di pensiero inconscio piuttosto che cosciente, come succede per i sogni, le associazioni libere e le fantasie, il cui vero significato non si scorge che in seguito, mediante un’accurata comparazione e analisi […] la materia chimica era loro talmente sconosciuta da divenire al tempo stesso portatrice di proiezioni: La sua oscurità fu perciò colmata da contenuti inconsci, e si stabilì uno stato di partecipation mystique, ossia un’identità inconscia con la materia chimica, che fece sì che quest’ultima, perlomeno in parte, si comportasse come un contenuto inconscio“, (5).

I sogni, dice Whitmont, hanno un linguaggio simile al mito e all’alchimia e come loro traducono eventi psicologici e fisiologici nel linguaggio dei simboli e delle immagini, linguaggio che trascende cultura e razza e tempi storici come se l’anima fosse terra comune e lingua comune, testimone atemporale dei misteri della psiche (6).

SAL

Jung scrive del sale e quindi, perché simbolicamente connessi, del mare (o meglio il Mar Rosso) e la sua proprietà battesimale e della luna in quanto simbolo dell’inconscio di cui il sale è un attributo. Dice Whitmont, che “nel linguaggio simbolico dell’alchimia il termine ‘sal’ denota qualunque sostanza o principio solido che si sia liberato da una soluzione o unione con composti solubili o combustibili” (7). Il termine Sal veniva quindi usato per tutti i precipitati e ceneri; è ciò che resta di un processo di purificazione, separazione, condensazione, materializzazione. È Oro come pietra filosofale, materiale ad altissimo grado di purificazione; una pillola di energia , una sorta di vera e propria medicina interna che si muove e va dove è necessario. Whitmont scrive: “un esempio prepicuo della connotazione spirituale attribuita al termine, inteso come simbolo, è quello di NATRUM MURIATICUM, che veniva chiamato semplicemente SALE, senza ulteriori specificazioni” (8). Jung precisa che non intende parlare del simbolismo del mare in quanto tale, collegato al principio materno del grande inconscio collettivo, ma della sua qualità come acqua battesimale che, scrive, ”è a sua volta collegata con il Mar Rosso”.

Il sale, scrive Whitmont, si riferisce alla mente conscia: “La mente individualizzata e la personalità, emergendo, si emancipano dall’abbraccio materno dell’inconscio collettivo, aspirando alla consapevolezza e alla libertà interiore” (9). Il sale, quindi, ha a che fare con il principio di individuazione.

sale

Al contrario della visione freudiana che teorizza a proposito di una coscienza che progressivamente colonizza e conquista i regni dell’inconscio, Jung immagina la coscienza come attributo emergente dell’inconscio, un’isola nel grande mare. Mi viene da dire che la specificità della coscienza sta nella sua “emergenza” nel suo emergere. Mi sembra quindi che Jung attribuisca allo stesso inconscio l’attributo salino, dell’inconscio quindi è la possibilità di liberare i principi solidi dalla soluzione indifferenziata. Il sale è quindi coscienza emergente, ma possibile di tornare alla soluzione indifferrenziata.

mare-sale

arché

“Il ritorno al Caos è inteso dagli alchimisti come una parte essenziale dell’Opus: È lo stadio della nigredo e della mortificatio che viene seguito dal “fuoco del purgatorio” e dall’albedo…L’inconscio è buono e cattivo, e nello stesso tempo né buono né cattivo. Esso è la matrice di ogni possibilità” (10).

 

Il sale come sostanza arcana

I paradossi e la duplice natura si addicono al sale in quanto sostanza arcana”, (11)

cristallo

Credo che il mistero non vada spiegato ma com-preso. Nella spiegazione c’è la pretesa di ordine e classificazione, ma quando ci si trova di fronte a elementi paradossali questo non funziona più se non attraverso lo snaturare gli stessi o la trasformazione di questi in altro. D’altro canto la comprensione richiede un atteggiamento più ricettivo che intenzionato, potremmo dire contemplativo, un lasciarsi contaminare e ingravidare dall’elemento nei suoi incomprensibili paradossi. È il “Betrachten” di cui parla Jung per l’immaginazione attiva. “Se si domandasse alla natura il perché delle sue opere così risponderebbe: “non bisogna interrogarmi ma comprendermi in silenzio poiché io stessa agisco nel silenzio: Tutto ciò che diviene è l’oggetto della mia muta contemplazione” (Plotino).

 

Mappe

Ogni modello culturale è basato su un certo numero di sistemi o categorie di riferimento in base alle quali si costruiscono modelli interpretativi della realtà. Si tratta di una serie di sistemi di corrispondenza, ovvero entità o fenomeni collegati tra loro in modo logico o analogico, ma con delle regole precise. L’assioma, il principio ordinatore per la comprensione del mondo è fondato sulla quaternità eppure, dal medioevo in poi la suddivisione, in corrispondenza con la Trinità, vede emergere la triade come principio ordinatore. È una sorta di quaternità camuffata, dice Jung . Eppure, mi viene da pensare, il quarto elemento, l’escluso, è il grande mediatore e per la completezza. I facili fraintendimenti nella considerazione di schemi che vogliono rappresentare una sorta di mappa di riferimento per la comprensione della realtà, che siano della medicina tradizionale cinese, di Jung o di un altro alchimista, nascono probabilmente dall’assetto del nostro pensiero che considera tempo spazio e sequenza come categorie imperanti e a priori. Se riusciamo a sospendere queste categorie e a considerare le entità, non come datità collocate nello spazio e nel tempo, ma come funzioni, ci accorgiamo che ogni mappa può essere modificata; la mappa è la semplificazione , la riduzione a un’immagine statica di qualcosa che è l’esatto opposto: dinamica, energia. Insisto su questo punto perché mi sembra quello più oscuro da decifrare.

Negli schemi che riporta Jung, nei disegni degli alchimisti, nelle mappe della medicina tradizionale cinese, sembra incontrare una serie di contraddizioni, sembra, se li si guarda come una struttura, ma non c’è contraddizione se ne si considera la funzione. Questi schemi sono la rappresentazione di relazioni che, in base al contesto, possono essere ridisegnati, di nuovo è il “come”, e non il “cosa”.

Leggo in Mysterium Coniunctionis:

L’acqua nostra, la sostanza di trasformazione, è anche il suo proprio vaso” (12)

Impossibile da immaginarsi concretamente, ma se ci si orienta sulla FUNZIONE ACQUA, l’apparente paradosso è trasceso.

A partire da Paracelso si vide emergere principalmente la triade composta da Sulphur, Mercurius e Sal, ideata in corrispondenza con la Trinità” (13) ,

ma, prosegue Jung, Mercurius, avendo una natura androgina, partecipa sia del sulfureo Sole maschile Yang che del sale lunare femminile Yin. È realtà, perché lo si può constatare nella sua funzionalità, ma paradossale insieme, perché inclassificabile nella nostra modalità di pensiero. Jung lo associa a Cristo, spirito che si fa uomo di carne, misticamente quindi androgino, sponsus e sponsas (ecclesia, figura centrale della trinità e duplice, svela il camuffamento della trinità, alla fine sono quattro. Quell’elemento centrale e doppio, è maschile e femminile insieme, è spirito e carne insiem, ed è drago e lapis celeste insieme.

Jung traccia questo schema:

jung-sal-sulphiur

 

Oso un’interpretazione: è come se l’incontro tra Sulphur e Sal, tra maschile e femminile nella sostanza materica, fosse possibile solo attraverso la loro astrazione, attraverso il principio femminile e il principio maschile insieme, attraverso yinyang quale ultima polarità, Mercurio, e tramite l’Animus per le donne (entità puramente psichica e insostanziale) e l’Anima per gli uomini, la Natura. Questo è il Mysterium coniunctionis, inintellegibile perché inseparabile, e in relazione, ovvero è proprio la relazione reciproca che li definisce. Nella realtà concreta degli umani potrei dire che cadiamo sulla terra anime bipolari, e uno incarna il maschile, appoggia piedi grandi e pelosi sulla terra e ciò che non viene incarnato, il femminile, rimane come collegamento al cielo, trait d’union, ponte tra materia e spirito (o psiche o invisibile) l’altro avrà piedi minuti e danzanti che appoggia sulla terra, ma il suo ponte con lo spirito sono quei piedi pelosi e grandi. Di seguito un’immagine tratta da un vecchio testo alchemico di cui non trovo più i riferimenti, è la traduzione semplificata di Mercurius il mediatore, che tiene insieme gli altri tre elementi

il-fuoco-degli-alchimisti

 

Il simbolo alchemico di Mercurius è un sole con luna all’apice e una croce che regge il tutto.

mercurio

In questo simbolo abbiamo le polarità congiunte Sotto, a reggerle, una croce di vettori: ovvero sopra e sotto, destra e sinistra, alto e basso, passato e futuro etc etc.

L’antimonio è rappresentato invece così, come una sorta di inversione, purificata condensata, di Mercurio. Per gli alchimisti l’anitmonio rappresenta quella parte dell’essere che ha più attinenza con l’assoluto. antimonioÈ chiamato anche l’anima celeste e corrispettivo di “anima mundi”, quel mistero segreto di energia che mette in moto tutti i fenomeni, lo spirito nella sua corporeità. Il sale, sostanza luminosa, è ciò che trasforma il drago in lapis celeste.

“È il vero diavolo, il diavolo nero dell’inferno, che non può essere vinto da nessun elemento, ma soltanto dal sale”, (Rudolf Glauber, farmacista e alchimista circa 1600).

Se da un lato l’androgino Mercurius nella sua bipolarità tiene insieme gli opposti, è il sale, lo yin, che fa sì che dal magma emerga lo spirito, che quello Spirito incarnato non si manifesti come diavolo/drago ma come Salvatore, Il sale, quindi, ha funzione di separare e differenziare, individuare e per ciò crea la possibilità di relazione tra un sotto e un sopra, tra un buono e un cattivo, tra oscurità e luce, Riesce a farlo, secondo me, proprio perché Yin; ricettivo senza intenzione alcuna.

Quindi anche Maria è mediatrice, esattamente come il cristo mercurio, ma con la differenza, scrive Jung, “che Maria trasmette solo la Grazia, senza produrla lei stessa” (14). Maria è la madre di ogni mediazione perché esente da alcuna intenzione di creazione personale. Maria corrisponde alla funzione del sale. Jung scrive che l’assunzione del corpo di Maria in cielo corrisponde al bisogno di ricostituire la quaternità e secondo questo schema, (come a reintegrare l’escluso, l’invisibile ma determinante al processo, e penso a quanto sia determinante integrare la quarta funzione, l’esclusa e invisibile e profondamente determinante, per il percorso individuativo).

jung-spiritus

Il quarto elemento qui, quello escluso, è la terra che accoglie fiduciosa il seme e lo nutre e riscalda, si fa canale, incubatrice fedele del progetto, gratuitamente fedele, senza conoscerlo a priori e quindi doverlo approvare, disapprovare, guidare, ma tenendo insieme gli opposti il dentro e il fuori la terra e il cielo, il visibile e l’invisibile, la materia e il principio formante. Faccio un passo indietro; a dove e come nasce la quaternità. In oriente la non polarità (Wu Ji il vuoto, la non azione, il principio di ogni cosa) era rappresentata così:

wu

Mentre in occidente, l’inizio di ogni cosa era definito il caos primordiale, chiamato dagli alchimisti l’allume dei filosofi e rappresentato però alla stessa identica maniera (allume filosofico perché non corrisponde alla sostanza chimica ma è l’allume di coloro che praticano la ricerca della conoscenza).

È l’indifferenziato dove tutto equivale quindi a niente e il pieno e il vuoto convergono, è l’horror vacui e insieme il grembo di ogni creazione. Dice Jung che il caos e il mare, con il loro significato classico di stato iniziale del mondo, sono matrice di tutte le creature. Il più grosso mistero, insoluto anche per la scienza più moderna, corrisponde a “com’è che le cose da non esistenti passano all’esistere?” Non si saprà credo mai però succede a ogni istante: “Non è perciò un miracolo che il ‘Sal’ sia una delle molte definizioni della sostanza arcana” (15). Nell’alchimia filosofica il sale assume il significato di un principio cosmico, sostanza da cui si ottiene il mercurio che nella sua natura riunisce ciò che vi è di più elevato e di più infimo dal punto di vista morale. “Isacco l’Olandese definisce il sale come l’intermediario tra la terra sulfurea e l’acqua” (16) mentre Glauber lo definisce come “il centro concentrato degli elementi”.

Quando l’uno si divide in due, in occidente corrisponde al sale dei filosofi (luna):

luna

Oppure al Sulphur (sole):

sole

 

In oriente, quando l’uno si divide in due è Tai Chi , la suprema polarità (nella grafica è visibile l’integrazione di vettori orizzontali e verticali senza soluzione di continuità, inoltre, come si vede, al massimo dello yang,  c’è il nucleo dello yin e viceversa, come al termine dell’inspirazione corrisponde l’inizio dell’espirazione e viceversa perché uno con-tiene l’altro ed esiste, si manifesta, nella reciproca relazione , non può esistere di per sé se non come pura idea, astrazione)

 

tao

 

Difatti: l’Essere e il non essere si generano l’un l’altro; il difficile e il facile si completano l’un l’altro; il lungo e il corto si formano l’un l’altro; l’alto e il basso si invertono l’un l’altro; i suoni e la voce si armonizzano l’un l’altro; il prima e il dopo si seguono l’un l’altro”, (17). E se lo zolfo – yang- è l’impulso creativo e ciò che dà la forma, il sale è la materia in cui quell’idea prende forma – la loro congiunzione produce il salnitro.

salnitro

 

Che rappresenta bene la croce dei quattro elementi. Non bisogna pensare agli alchimisti come a chimici. Per gli alchimisti, l’uso di queste simbologie aveva sì un’attinenza chimica, ma più che altro erano usate come corrispettivo esterno di operazioni energetiche interiori. Conoscere la natura significava trasformare il conoscitore attraverso il processo di conoscenza. Non c’era distinzione tra il lavorare le sostanze, i metalli e se stessi. Le sostanze erano materia di proiezione di dinamiche psichiche, un modo per osservarsi, vedere nel fuori ciò che accadeva dentro. Sono stati considerati vicini ai maghi, anzi, a dirla tutta, un altro termine per alchimia è magia. La magia naturale, così come s’intendeva allora, era la penetrazione delle leggi della natura per esperienza personale, ovvero il mettersi in sintonia con le leggi della natura, era cercare lo spirito attraverso le sue tracce corporee, materiche. Mettendosi sul confine tra corpo e spirito lavoravano su questa doppia natura.

 

L’amarezza del sale

Amaro è il mare come amare sono le lacrime e “l’abisso è, da un lato, la profondità impenetrabile delle acque e, dall’altro, ‘la profondità dei peccati’ […] Già dai tempi antichi esso è la sede dei demoni” (18):

“ma quella notte in particolare mi avvenne una cosa strana (e mai spiegata). Svegliandomi di soprassalto da un breve sonno in piedi, mi sentii in modo orribile conscio che qualcosa fatalmente non andava. La barra di mascella di balena mi colpì il fianco che le stava appoggiato; nelle orecchie avevo il ronzio sommesso delle vele quando cominciano a ralingare nel vento: sapevo di avere gli occhi aperti, e fui semiconscio di portarmi le dita alle palpebre per sbarrarle ancora di più. Ma, nonostante tutto ciò, non mi vedevo innanzi la bussola da governo […] non mi pareva d’avere innanzi altro che un buio di bitume […] su qualunque rapido legno io fossi, questo non era tanto diretto a un porto a prora, quanto fuggente da tutti i porti di poppa”, (19);

“inseparabile dal sale e dal mare è la caratteristica dell’amarezza (amaritudo) “ (20)

e la parola “mare” deriva da “amaro” il sale è quindi amaro perché deriva dal mare,

“un aceto amaro e aspro che trasforma l’oro in puro spirito” (21)

Leggo queste parole e mi tornano in mente quelle di un caro amico, malato di Parkinson giovanile. L’amara malattia l’ha costretto a puntare alle priorità, investire le poche economie fisiche al meglio e quindi all’essenza e, paradossalmente, la sua vita è diventata più ricca e profonda. Un giorno mi scrive: “here nothing unessential can be felt or seen… all else but gold has been burned away”

Dice Jung che l’espulsione dello spirito viene attuata mediante i diversi tipi di combustione, il mio amico Paul, che non ha mai letto le parole di Jung dice lo stesso. La cenere è qui ciò che rimane. Ciò che ci rende semplicemente umani al di là dei ruoli. “È lo spirito che dimora nel corpo glorificato” (22).

Whitmont scrive del sale come sostanza del processo individuativo. Si tratta di un processo aspro e amaro. Quella condensazione e differenziazione costa cara in termini di solitudine e conflitti esistenziali e spesso prende l’avvio da un “tracollo” una “caduta” una malattia, un trauma che ti sommerge fino a farti perdere l’identità a cui ti eri sempre aggrappato.

“Il mare aveva beffardamente sostenuto il suo corpo finito, ma annegato l’infinito del suo spirito. Non del tutto annegato, però. Trasportato vivo, piuttosto, a meravigliose profondità, dove forme bizzarre dell’intatto mondo primitivo gli erano sgusciate d’ogni parte innanzi agli occhi passivi, e l’avara sirena, la Saggezza, gli aveva rivelato i suoi tesori ammassati, e tra le eterne e gaie realtà, prive di cuore e sempre giovani, Pip aveva veduto gli infiniti, onnipresenti insetti del corallo che su dal cielo delle acque innalzavano le sfere colossali. Aveva veduto il piede di Dio sopra la calcola del telaio e ne parlava: per questo i compagni lo chiamavano pazzo. Così la demenza dell’uomo è la sanità del cielo, e, allontanandosi da ogni ragione mortale, l’uomo giunge finalmente a quel pensiero celeste che per la ragione è un’assurdità e un delirio; e, bene o male, egli si sente risoluto e indifferente come il suo Dio.. “ (23);

ogni cosa nella sua prima materia è corrotta e amara” (24)

così è la condizione umana; imperfetta per sua natura. La caduta è quindi un tornare all’origine, così come la nostra quarta funzione permane all’origine e ne conosce i codici e il senso ultimo d’umanità. Per questo, forse, il Dio si è incarnato in Cristo, prendendosi a carico i limiti e i fallimenti umani, la croce della finitezza. Perché è in quella “bassezza” che lo spirito si rinnova, rinasce all’origine.

A questo punto mi colpisce molto una nota a piè di pagina (25) che dice “È strano che i curatori di Wei Po-yang ritengano che tra l’alchimia cinese e quella occidentale non vi sia alcuna fondamentale analogia. La somiglianza è al contrario impressionante”.

Mi colpisce perché le analogie sono invece per me lampanti. Ci si può confondere solo se si prende uno schema come significante una struttura e non lo si considera come riduzione grafica di funzioni o qualità energetiche. In questo caso lo schema è funzionale a rappresentare le relazioni e non un’entità. D’altra parte è significativo il fatto che in cinese non esiste la parola “essere”, per questo si dice qualcosa tipo “tendere a…”

Così nella teoria dei 5 elementi (Wu Xing) della medicina tradizionale cinese, il quinto elemento, la terra, la signora in giallo, viene posto graficamente spesso in centro perché la sua funzione è quella della grande mediatrice (come Maria, come il quarto escluso, come il Sal, come Mercurio etc etc). graficamente al centro per la sua funzione ma contemporaneamente è alla base.

Da notare che, nella teoria dei 5 elementi, salato e amaro stanno ai poli opposti e il salato corrisponde al fuoco, il sud, l’estate, mentre l’amaro all’acqua, il nord , l’inverno. Non mi stupisce, perché questa è la riduzione grafica di un simbolo che, in quanto tale è irriducibie. Trovo conferma nelle parole di Jung che cita sant’Ilario: “Il sale contiene allo stesso tempo l’elemento dell’acqua e quello del fuoco” (26). La difficoltà, credo culturale, di riconoscere analogie tra l’alchimia occidentale e quella cinese è probabilmente legata a una nostra modalità di pensiero regolamentata dal predominio “maschile” e apollineo, da una inflazione della luce e del logos a scapito dell’eros.

“Non guardare troppo nel fuoco, o uomo! Non sognare mai con la mano alla barra! Non voltare la schiena alla bussola; accetta il primo indizio del timone sussultante e non credere al fuoco artificiale, quando la sua vampa fa apparire spettrale ogni cosa.” (27)

Scrive Jung :

Il lato “freddo” della natura (lo yin, il femminile, l’oscuro, il basso, affondato nella terra) non è privo di spirito, ma si tratta di uno spirito particolare, che nell’era cristiana passava per demoniaco, e perciò trovò accoglienza solo nell’ambito delle scienze e arti “notturne” (28)

e ancora

Viene qui descritto con grande solennità uno spirito che pare trovarsi nel più stridente contrasto con lo pneuma della dottrina cristiana: quest’antica concezione è lo spirito dell’alchimia, che oggi possiamo interpretare come l’inconscio proiettato nello spazio e negli oggetti. Benchè i primi cristiani dichiarassero che era il “diavolo”, esso tuttavia non può essere identificato tout court con il male, ma presenta invece la scomoda caratteristica di situarsi al di là del bene e del male (o tenere insieme il bene e il male, con la mediazione di Eros, figlio della dea dell’amore e del dio della guerra) […] non significa infatti trovarsi “seimila piedi” oltre, ma piuttosto alla stessa distanza tra loro o, ancor meglio, prima di loro. E’ lo spirito delle acque caotiche primordiali precedente al secondo giorno della Creazione, ossia alla separazione degli opposti, e antecedente quindi all’avvento della coscienza” (29).

Come a dire che Eros, figlio di Afrodite e Ares è contemporaneamente antecedente a loro; se lo si considera nella sua funzione viene trasceso il paradosso. Io ritengo, che quello “spirito” di cui parla Jung è dell’escluso o della quarta funzione, per dire, di Maria, del quinto elemento, la signora in giallo della medicina tradizionale cinese.

Questo spirito corrisponde a quella componente della psiche che non è stata ancora assimilata alla coscienza e la cui trasformazione e integrazione rappresentavano per gli alchimisti il risultato dell’Opus lungo e faticoso” (30);

Il Mar Rosso…il Mar Rosso (rosso com’è il sangue) indica l’acqua battesimale che salva e trasforma, ed è l’equivalente dell’acqua pontica degli alchimisti” (31).

Rosso è i colore del sangue come quello che in ogni rituale di iniziazione viene sparso, simbolo di morte e vita insieme, il confine, la soglia. È iniziazione e battesimo, però, solo per chi conosce i contenuti dell’inconscio personale e collettivo, quelli che hanno guardato la tigre negli occhi e incontrato il Leviatano, per gli altri è morte certa. Così l’immagine del popolo ebraico, alla ricerca della Terra Promessa, della propria terra, che attraversa indenne il Mar Rosso, racconta di coloro i quali si sono guardati allo specchio compreso ciò che fino ad allora era rimasto inconscio a ogni singolo e non solo, anche l’opposizione interiore del tempo che vivevano,

a tutti quei contenuti che, in qualche maniera, si oppongono all’opinione prevalente” (32).

La funzione del sale del Mar Rosso qui corrisponde alla funzione trascendente, ovvero l’incessante confronto con la posizione contraria a ciò di cui siamo consci che produce una modificazione del punto di vista. Il Mar Rosso è il punto di svolta, è ciò che cura e uccide insieme. Se attraversi consapevolmente l’amaro passaggio ne esci rinato, purificato, e nelle tenebre scorgi la luce. Nel rito del battesimo il sale è presente e viene somministrato come “sapienza” (sapere e sapore e sapido hanno la stessa radice etimologica). Uno dei principali significati del sale è quello di “anima”.

Come l’anima del mondo, così anche il sale pervade ogni cosa. Esso è praticamente dappertutto e adempie la condizione che si esige dalla sostanza arcana: che si trovi ovunque”, (33).

sale-della-terra

La sua funzione, dice Jung, è quella del principio femminile dell’Eros, capace di porre tutte le cose in relazione. Se qualche pagina prima si diceva che Mercurio viene estratto dal sale, qui si dice che il sale è figlia di mercurio, dello spirito vegetativo della creazione. Di nuovo, non è una contraddizione se ne si considera la funzione:

“voi siete il sale della terra”, (Matteo 5.13);

“Abbiate sale in voi stessi e siate in pace gli uni con gli altri”, (Marco 9.50);

“Il vostro parlare sia sempre con grazia, condito di sale, per sapere come rispondere a ciascuno”  (Lettera ai colossesi 4.6);

Il sale sta qui, senza dubbio, a significare intuizione, intelligenza e saggezza“, (34)

È il rimanere desti a ogni cosa, l’essere etici più che morali.

 

Il quarto dei tre

La quarta funzione ha sede nell’inconscio. La mitologia ama raffigurarlo come un animale di grandi dimensioni, come per esempio i leviatano, la balena, il drago” (35)

moby-Dick

 

Così come l’essere umano ha un corpo, che in linea di principio non si differenzia da quello degli animali, anche la sua psicologia possiede per così dire dei piani inferiori, nei quali dimorano gli spettri di epoche passate dell’umanità, come le anime animali del periodo dell’antropopiteco, poi più in basso, la psiche dei sauri a sangue freddo e infine, al livello più profondo, il mistero trascendente e il paradosso dei processi psicoidi del simpatico e parasimpatico”, (36).

Prosegue Jung dicendo che lo spirito si raggiunge attraverso l’incontro con la quarta funzione, così per andare in alto devi andare in basso; è scritto nel il Tao Te Ching, ma lo dice anche la fisica, se vuoi saltare in alto devi prima affondare. Perché è necessario incontrare tutto ciò che cerchiamo quotidianamente di evitare, di tenere nascosto? Perché la quarta funzione è così determinante in un processo di “alchimia interiore”?

Il mio pensiero è perché la quarta funzione, imbarazzante, lenta, negletta, inconscia, da un lato proprio perché poco specializzata, poco differenziata, ha molte più possibilità nel divenire e più apertura di ogni nostra specializzazione, dall’altro proprio perché “impresentabile”, è rimasta incontaminata da richieste e ruoli, adeguamenti e compiacenze sociali, eternamente vicina all’origine, alla fonte, semplicemente non adeguata e inetta alle richieste del mondo, è rimasta fedele a un progetto originario. Come se, proprio nella quarta funzione, risiedesse l’anima incontaminata di ogni essere, il suo genio. È quella parte di noi rimasta nell’animalità senza cultura, e insieme una sorta di totem.

Occorre sottolineare il fatto che sia proprio l’animale a farsi carico del simbolo del Sé” (37)

Parallelamente, è nella quarta funzione che ci riconosciamo appartenenti allo stesso genere, perché la sua inettitudine, limitatezza, inadeguatezza e indifferenziazione è condivisa, il “come” di quella modalità indifferenziata e negletta e limitata ci rende tutti uguali a prescindere dal “cosa”. La quarta funzione è funzione di mediazione tra cielo e terra, tra io e tu, tra dentro e fuori nel momento in cui la si riconosce e la si riporta nella quaternità. La quarta funzione è il nostro passaporto per l’ignoto. Dio si è fatto uomo: ha sacrificato l’eternità e potenza del Dio per scendere in un corpo umano con i suoi limiti, i suoi errori, la fame e la sete, il corpo che soffre e che muore. Cristo, nella sua umanità povera e scalza ci ricongiunge al Dio, ci indica la via della “resurrezione”. Jung dice che per ritornare alla quaternità ed includere l’escluso ci vuole la massima autoconoscenza possibile e definisce questo processo come “potus acerbo amaresque” (una bevanda aspra e amara) e non posso fare a meno di pensare a Cristo sulla croce che ha sete e gli bagnano la bocca con acqua e aceto. Aspro, sapido e amaro è il sacrificio dell’Io, inevitabile se si vuole includere il quarto che con l’Io non ha nulla a che fare, anzi, lo imbarazza molto.

Dal punto di vista psicologico, l’elemento comune ai due è, per quanto le idee appaiano incommensurabili, la funzione del sentimento. Lacrime, sofferenze e delusioni sono amare, ma in ogni dolore fisico la saggezza funge da consolatrice; anzi, amarezza e saggezza costituiscono un’alternativa” (38)

Senza sentimento l’intuizione del divino non porta a nulla.

 

Fenomenologia del sale (da Whitmont)

Scrive Whitmont che il Natrum Muriaticum, il cloruro di sodio, è la sostanza più abbondante in natura e primo costituente minerale dell’acqua del mare;  è presente in tutti i tessuti ma soprattutto nei fluidi, ed è il minerale più importante del plasma sanguigno. Ha un ruolo primario nella pressione osmotica, mediatore dell’equilibrio tra il dentro e il fuori, può  anche  provocare edemi.

“Le piante contengono quantità relativamente piccole di sale, dato che la sua funzione di regolazione dei liquidi è assunta dal potassio, che funge da antagonista del sodio. Invece gli organismi animali e umani hanno bisogno di quantità relativamente grandi di cloruro di sodio. Gli animali esclusivamente erbivori mostrano un desiderio molto spiccato di sale, tanto che possono percorrere miglia e miglia per trovarlo. […] Con l’evolversi della vita, all’esistenza puramente vegetativa delle piante, prive di coscienza, si aggiungono le facoltà di percepire e sentire, compresa quella di sentire dolore tramite il sistema nervoso. A questo stadio, che si può considerare come il primo inizio della vita dell’anima, compare per la prima volta il fenomeno dell’escrezione attiva dei liquidi sotto forma di urina, sudore e lacrime. Pertanto, eliminazione attiva, immagazzinamento di sali di sodio e facoltà percettive sono acquisiti simultaneamente nel corso dello sviluppo dell’unità psicosomatica, facendo pensare che vi possa essere un legame tra questi diversi fattori. […] Natrum muriaticum, cloruro di sodio, sale, è concentrato relativamente o assolutamente negli organi del sentire e del percepire, vale a dire nel corpo vitreo dell’occhio, nel tessuto nervoso, nel cervello, così come negli organi e nei fluidi di escrezione; pelle, urina sudore, lacrime. […] Il rapporto tra i principali cationi nel siero sanguigno degli animali e dell’uomo è costante: Ca:K:Na=5:10:160. E questi valori si ritrovano uguali nelle acque marine. Sembra pertanto giustificata l’affermazione che nel siero sanguigno degli animali e dell’uomo circoli ancora qualcosa di simile all’ ‘acqua della vita’ delle origini”, (39);

“Il padroneggiare le lacrime e il dolore, la fatica, la pena, le emozioni, plasma la personalità umana. La capacità di trovare l’unicità e l’individualità dentro di sé è la condizione necessaria per liberarsi dalle forze materne che ci hanno sostenuto nel mare della vita inconscia dell’anima. Si deve attraversare l’esperienza della solitudine e dell’isolamento come uno stadio della ricerca di se stessi. Ma quando le esigenze imposte da questo stadio sono troppo pesanti per le forze della personalità, è probabile che si instauri una condizione patologica, il cui rimedio è Natrum Muriaticum. Il sale, che sulla nostra terra è il precipitato degli antichi mari, è il vero simillimum capace di aiutare la precipitazione e l’emancipazione dell’io dell’uomo rispetto al mare del nostro inconscio collettivo: Riluce così la sapienza delle parole del Vangelo, rivolte agli uomini destinati a svolgere il compito di guide e sostegni spirituali dell’umanità: ‘Voi siete il sale della terra’  (40)

Non mi sento di aggiungere nulla, se non l’incipit di Moby Dick:

“Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa – non importa quanti esattamente – avendo pochi o punti denari in tasca e nulla di particolare che m’interessasse a terra, pensai di darmi alla navigazione e vedere la parte acquea del mondo. È un modo che ho io di cacciare la malinconia e di regolare la circolazione” (41)

 

Laura Becatti, psicologa e analista ad orientamento junghiano

…………………………………………………………………………………………..

Note:

  1. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis  (1955-56) in Opere Vol. XIV, Boringhieri, Torino, 1989;
  2. Il dottor Marco Venanzi è medico omeopata ed esperto di medicina tradizionale cinese. Lavora a Milano;
  3. E. C. Whitmont, Omeopatia e psicanalisi. La medicina omeopatica alla luce della psicologia junghiana, Como,Red, 1992;
  4. Lao Tsu , Tao Te Ching, Adelphi, Milano 1998, p. 27.
  5. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis, p. 238;
  6. E. C. Whitmont, Omeopatia e psicanalisi, p. 108
  7. ibidem;
  8. ibidem, p. 109;
  9. ibidem;
  10. ibidem;
  11. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis, p. 239;
  12. ibidem, p.205
  13. ibidem, p. 239;
  14. ibidem, p. 205;
  15. ibidem;
  16. ibidem, pag 178;
  17. ibidem, pag 180;
  18. ibidem, pag 181;
  19. H. Melville, Moby Dick, Adelphi, Milano 1987, p. 448;
  20. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis, p. 183;
  21. ibidem;
  22. ibidem;
  23. ibidem, p. 185;
  24. H. Melville, Moby Dick, p. 439;
  25. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis, p. 184;
  26. ibidem, p. 186;
  27. H. Melville, Moby Dick, p. 448;
  28. JUNG C. G., Mysterium coniunctionis, p. 187;
  29. ibidem;
  30. ibidem;
  31. ibidem;
  32. ibidem, p. 190;
  33. ibidem, p. 191;
  34. ibidem, p. 209;
  35. ibidem, p. 231;
  36. ibidem, p. 201;
  37. ibidem, p. 203;
  38. ibidem, p. 204;
  39. E.C. Whitmont, Omeopatia e psicanalisi, pag 109;
  40. ibidem, p. 114;
  41. H. Melville, Moby Dick, p. 37.

 

Bibliografia

  • JUNG C. G., Mysterium coniunctionis  (1955-56) in Opere Vol. XIV, Boringhieri, Torino, 1989;
  • Lao Tsu , Tao Te Ching, Adelphi, Milano 1998;
  • H. Melville, Moby Dick, Adelphi, Milano 1987);
  • E.C. Whitmont , Omeopatia e psicanalisi, Edizioni Red, Como, 1992