Il segreto. Psicoanalisi e setting.

Mi è capitato di seguire molte persone che facevano fatica ad avere o tenere dei segreti, soprattutto in famiglia o comunque in un gruppo in cui ci sono dei legami stretti. Specialmente in questo momento particolare che sta attraversando la nostra società in cui si condivide tutto, l’ansia di condividere, di voler scaricare e vomitare i propri pensieri e desideri agli altri, in cui si condivide anche un piatto di insalata.

Quando si viene a sapere qualcosa che non si può dire, scatta quasi un brivido di volerlo dire, di voler espellere ciò che non può essere nominato. L’enantiodromia che appartiene al segreto è tra il trattenere e il voler espellere, un moto energetico forte. In “Al di là del principio del piacere” di S. Freud, il famoso saggio del 1920, il piacere consiste nella sensazione di sollievo procurata dalla scarica, quindi la pulsione di dire subito il segreto e non di trattenere qualcosa dentro di sé, che può anche essere “sporco”.

Il sapere dominare le proprie pulsioni, quindi il trattenere ed espellere, fa parte dello sviluppo psicosessuale.
Il segreto crea una vicinanza ma anche distanza, come se ci sentissimo più uniti perché viene condiviso qualcosa di intimo ma allo stesso tempo separa.

Il termine segreto, dal latino secretu (separare), è una parola complessa e ricca di significati contrapposti tra loro che coinvolgono l’individuo, la famiglia ed il gruppo sociale; può essere inteso come preservare, proteggere o nel senso di escludere, censurare, negare.

Il segreto separa e unisce, lo psicoanalista R. Romano nel 2006 nel suo lavoro di ampliamento degli Assunti di Base di W. R. Bion parla di Assunto di Omertà per specificare quando un gruppo funziona nel momento in cui si riunisce per mantenere un segreto. L’assunto di omertà non si manifesta nel non dire ma nel censurare, sorvolare, un limite da non varcare altrimenti disintegrerebbe il gruppo.

In una famiglia in cui avvengono degli abusi, il non detto, il mantenere il segreto quando tutti gli altri membri sanno, tiene legati. Infatti nelle terapie familiari in cui il non detto viene esplicitato si creano le distanze, il gruppo familiare si disgrega, il segreto svelato slega.

Ma ci sono anche casi per un gruppo familiare, e non, in cui è importante tenere un segreto,  trattenere qualcosa dentro di sé che aiuta a crescere a non essere espulsivi. Bion parla di funzione Alfa: in cui gli elementi beta vengono trasformati dalla funzione alfa in pensieri. “La funzione Alfa, così denominata da W. R. Bion, è la funzione che trasforma gli elementi emotivi e le impressioni sensoriali in pensieri. La funzione Alfa svolge per la mente una funzione analoga a quella che l’apparato digerente svolge per il metabolismo del corpo”.

Il segreto offre lo spazio per pensare, per metabolizzare, per riflettere. Delimita un territorio privato, uno spazio“ transizionale interno”, un’area di privacy, simile a quello del sogno, area che può essere assimilata all’oggetto transazionale e al suo uso come descritto da Winnicott.

Masud Khan riferendo di un caso clinico, definisce il segreto come uno spazio potenziale  del sé. In un caso clinico da me seguito mi è capitato di chiedere alla persona di cercare di  mantenere un segreto alla propria famiglia di origine, è stata una richiesta particolare che ha presenziato per molte sedute in seguito, anche al di fuori del setting. La forza pulsionale era stata talmente forte da non far stare ferma la persona, ma ha creato lo spazio mentale per poter pensare, anche se molti erano elementi beta.

Mantenere segreto ciò che viene detto in analisi, quindi nel setting analitico, permette di rendere fertile ciò che avviene nello spazio analitico, dona nutrimento al pensiero creativo, permette di esplorare lo spazio inconscio. Ciò che avviene in analisi è tra l’analista e l’analizzando.

Racamier in “Incesto e Incestualità” distingue due tipi di segreti, libidici e antilibidici che hanno però in comune il tema ossia, il sesso, la morte, la genesi o la fine della vita. Sono due entità profondamente diverse in quanto i segreti libidici sono aperti alla vita e in un certo senso la proteggono, mentre i segreti antilibidici hanno una funzione opposta di sbarramento e di chiusura. Così come i segreti libidici arricchiscono, diventando materia dei sogni e legame tra gli individui, quelli antilibidici formano un serio e potente blocco alla possibilità di pensare.

Uno spazio privato che secondo Racamier, è fondamentale per la stessa sanità dell’Io: “Garanti della nostra intimità, testimoni dei nostri limiti, sono della stessa sostanza dell’Io. Poiché non c’è Io che tenga senza che tenga i suoi segreti…il diritto al segreto è una condizione per pensare. “La trama nascosta è più potente di quella manifesta”, (Eraclito).

.

Elsa Falciani, Psicologa e analista a orientamento junghiano

………………………………………………………………………………………….

Bibliografia

  • Sigmund Freud, Tre saggi sulla teoria sessuale (1905);
  • W.R. Bion, Apprendere dall’esperienza;
  • Racamier, Incesto e incestaulità;
  • Winnicott, Sviluppo affettivo e ambiente.