Claudio Widmann: “Il tempo del morire. Momento fatale o tempo compiuto”.

La morte, una singolarità esistenziale. Viviamo in un modo complesso, dove i dati immediati dell’esperienza sempre più raramente aderiscono alla complessità del reale e sempre più faticosamente rispondono all’ampiezza delle conoscenze. Nemmeno la morte, il più incontrovertibile dei fenomeni, è un dato immediato della percezione e rimanda invece a definizioni convenzionali («arresto dell’attività cardiaca spontanea», «cessazione non reversibile delle funzioni dell’encefalo »), attorno a cui si affannano e si dividono filosofia, biologia, psicologia, sociologia oltre che millenni di pensiero religioso.

Con dichiarata superficialità, in questo contesto assumeremo il più acclarato e incontestabile dei dati, l’unico su cui non si può non convenire: che la morte esiste ed è universale. È, anzi, un’esperienza così universale, a-prioristica, meta-culturale, fisico-psichica che se mai esiste evento a carattere compiutamente archetipico, questo è per certo la morte. Con velleità proporzionale alla superficialità, in questo contesto si appunterà l’attenzione su un aspetto particolare della morte, quello temporale: dove si colloca, come si matura, entro quale concezione temporale si inquadra il tempo del morire.

Si tratta di un nodo concettuale ed esperienziale doppiamente complesso, perché si apre su concezioni del tempo assai controverse e perché rimanda all’assenza di una definizione soddisfacente di morte. Solo una riflessione semplice e cruciale induce a bypassare questioni concettuali di tanto spessore: la morte è un evento non irrilevante della vita, un’esperienza significativa dal punto di vista dell’esistere e, in un prospettiva analitica, non è imma10 ginabile come accadimento fortuito. Indipendentemente da ogni definizione, la sua realtà segna in maniera indelebile l’esperienza di vita; indipendentemente da teorie fisiche e filosofiche, il tempo del morire acquisisce connotazioni esperienziali determinanti.

Anche se non è un evento fortuito, la morte è occasionale, in quanto accade una sola volta; spesso è casuale, perché spesso si muore «per caso»; quasi sempre è involontaria, perché si muore indipendentemente dalla volontà e soprattutto a dispetto di ogni volontà contraria. Nella sua essenza, è occasionale e casuale nel profondo e arcano, che questi termini conservano nel loro nucleo cuore etimologico.

È occasionale nel senso che «ob-cade (donde occasio) in acconcio e a proposito» (Pianegiani, 1907, p. 247) ovvero nel momento giusto e opportuno; è casuale nel senso che è ac-cadimento (ad-casum) particolare, eccezionale: «suonare a caso, in alcune città della Toscana, dicesi della campana che annunzia al pubblico essere accaduto alcun disastroso avvenimento» (ibidem).

Non può dirsi, invece, evento insensato: in quanto accadimento nodale dell’esistenza, la morte esige un riconoscimento di senso proporzionale alla sua rilevanza esistenziale. Ciò che è occasionale, casuale, preterintenzionale e tuttavia significativo nella sua unicità costituisce – in matematica come in psicologia – una singolarità. Ecco, la morte si configura come una singolarità esistenziale e la psicologia dell’individuazione si interessa elettivamente delle singolarità: si rivolge a ciò che è unico e irripetibile piuttosto che usuale e ripetitivo, perché nella singolarità risplende l’unicità dell’individuo. In questa prospettiva, il tempo del morire è un momento unico, singolare, che si colloca con coerenza entro la specificità dell’individuo e del suo tragitto esistenziale. Riflettere sul tempo del morire (come esso matura, quando si compie, come lo si prepara, con quale spirito lo si attraversa) significa riflettere sulla trafila di «occasioni» attraverso le quali si snocciola il decorso individuativo e sui «casi» della vita, attraverso cui l’archetipo del Caso ordisce la Via del Destino con occasionalità solo apparente.

Indice

Introduzione di Claudio Widmann

  1. LA MORTE E IL SENSO DELLA VITA, Claudio Versoi;
  2. UN TUFFO IN MARE. Un’immagine pittorica dello stato intermedio fra morte e annullamento, Giuseppe M. Vadalà;
  3. VARCARE LA PORTA SEGRETA. Oltre ogni limite, oltre ogni sogno, oltre ogni immaginazione, Francesco La Rosa;
  4. LE TRASFORMAZIONI NELLA MORTE E NEL MORIRE, Vito Marino De Marinis;
  5. IL SENSO DELLA FINE TRA SCELTA E SINCRONICITÀ. Enrico Perilli;
  6. VI LA MORTE È PUNTUALE? Una riflessione sulla sincronicità Raffaella Ada Colombo;
  7. I SOGNI PREMONITORI DI MORTE. Alla luce della Kathopanishad e della psicologia del profondo, Herwig Sausgruber;
  8. IL VISSUTO DEL MORIRE NEL TRAINING AUTOGENO AVANZATO, Giovanni Gastaldo, Miranda Ottobre;
  9. L’ULTIMO SOGNO. IL RITORNO AL TUTTO, Barbara Corrias;
  10. ARS MORIENDI. L’ultimo atto creativo Claudio Widmann

cvClaudio Widman, Il tempo del morire. Momento fatale o tempo compiuto, Magi Edizioni, Roma, 2014.

il tempo del morire - Magi Edizioni