Uno sguardo sincronistico sulla realtà.

Tempo fa, mentre mi stavo recando in auto in un locale dove avrei trascorso una serata con amici, ero assorto da mille pensieri relativi ad un intenso periodo lavorativo che stavo attraversando, diviso tra diversi impegni, non tutti corrispondenti in realtà ai miei desideri ed obiettivi. Capivo che c’era qualcosa che non andava, non ero pienamente sereno, mi sentivo stanco, ma non riuscivo ad afferrare il senso di ciò che stava accadendo: ero semplicemente preso da domande, dubbi, perplessità.

Mentre mi trovavo in questa circolarità di pensieri, mi sono reso conto ad un certo punto di essermi perso, nonostante il locale verso cui ero diretto si trovasse nella città in cui vivo (dunque, presumibilmente, in un territorio a me sufficientemente familiare). È vero che la mia funzione sensazione non è esattamente uno dei miei punti di forza, però prima di partire mi ero fatto un’idea abbastanza precisa della zona in cui mi sarei dovuto dirigere e mi ero costruito una mappa mentale del percorso; eppure, mi sono trovato a girare in tondo, percorrendo strade che incredibilmente quella sera mi sembravano appartenere ad una città sconosciuta ed arrivando con un’ora di ritardo all’appuntamento, il che ha rischiato di compromettere il mio equilibrio interiore, dato che per me già pochi minuti di ritardo provocano un certo disagio.

Tuttavia, a parte questa destabilizzazione (poi brillantemente superata), ciò che mi aveva colpito maggiormente era stato il verificarsi di quello che ai miei occhi appare come un fenomeno sincronistico: si era determinata una corrispondenza tra ciò che stava accadendo nella mia mente ed un evento oggettivo. La circolarità dei pensieri in cui mi trovavo e in cui mi stavo perdendo si era trasferita su un piano della realtà oggettiva, cioè nel mio smarrirmi in un groviglio di strade. Questa corrispondenza mi aveva profondamente colpito e mi aveva portato alla consapevolezza che dovevo prendere una decisione, che dovevo tenere qualcosa e lasciar andare qualcos’altro, che quei pensieri non mi stavano portando da nessuna parte, anzi producevano in me un effetto di smarrimento. Probabilmente per qualcun altro il mio perdermi potrebbe essere letto semplicemente come una distrazione, o come una non eccezionale dimestichezza con l’orientamento, ma per me ha acquisito un senso ben specifico: si tratta, a mio avviso, di un’esperienza di sincronicità.

Jung parla di sincronicità per indicare una corrispondenza significativa, un legame di senso tra due o più eventi: in particolare, un evento interno, psichico (quindi un pensiero, un sogno, un’idea improvvisa) risulta collegato ad un evento esterno, che accade nel mondo oggettivo, e la relazione tra questi eventi non è di tipo causale, bensì risponde ad un diverso principio interpretativo. Ciò che unisce l’interno all’esterno, il soggetto all’oggetto, è il senso: evento psichico e fatto oggettivo presentano lo stesso o un analogo contenuto significativo. In altre parole, se A è un fatto che accade nella mia psiche e B un fatto che succede nel mondo esterno, nel mondo che mi circonda, non è che A causi B o viceversa, eppure A e B appaiono collegati tra di loro: il soggetto li percepisce come dotati di un senso comune, come appartenenti al medesimo campo di significato, come se fossero due facce della stessa medaglia, due espressioni diverse della medesima realtà.

Solo nel momento in cui il soggetto percepisce questa corrispondenza, allora si può parlare di sincronicità: affinché si dia un effetto sincronistico, l’individuo deve cogliere il legame significativo, e ciò in genere produce una reazione fortemente emotiva. È difficile rimanere imperturbabili, indifferenti, di fronte ad un evento sincronistico, in quanto questo va a toccare un campo archetipico, che ha a che fare con la dimensione più profonda e “sacra” della nostra individualità. Si attiva, insomma, un archetipo, un contenuto profondo ed arcaico, che prende forma in una determinata immagine che si configura nella nostra psiche e che, nello stesso tempo, si manifesta in un evento concreto, esterno.

L’espressione che ho usato, nello stesso tempo, va intesa in un senso ben specifico: non significa contemporaneamente, o perlomeno non necessariamente, bensì significa in un tempo che è lo stesso, cioè in un’unica dimensione temporale. In altre parole: non è detto che evento psichico e fatto esterno accadano necessariamente nel medesimo momento (questo è anche il motivo per cui sincronicità è cosa diversa da sincronismo), possono accadere anche in momenti distinti; il punto fondamentale è che non ha più senso parlare di differenze temporali, di un prima e un dopo, o di un mentre: secondo il principio della sincronicità, è come se esistesse un unico tempo. Per il fattore spazio vale lo stesso discorso: non necessariamente evento interno ed evento esterno accadono in una contiguità spaziale, a volta avvengono in spazi anche molto distanti tra di loro; ma nel momento in cui si verifica un collegamento sincronistico, è come se le differenze di localizzazione spaziale si annullassero, si azzerassero, e gli eventi tra di loro collegati risultano essere espressioni diverse di un’unica dimensione spaziale e temporale.

Quella che propone Jung, in sintonia con i risultati della fisica quantistica, è una visione assolutamente innovativa nel campo scientifico, in particolare nel panorama occidentale, dove il criterio di scientificità è basato sul concetto di causalità, il che determina una visione del mondo essenzialmente deterministica, dove un evento ne causa necessariamente un altro e i fatti possono essere letti esclusivamente nei termini di catene causali. Il concetto di sincronicità è legato, invece, ad un diverso modo di leggere la realtà, come sostanzialmente interconnessa, intricata, come un flusso di eventi che partecipano in ogni istante della medesima sostanza. Non è che una visione sia preferibile all’altra, si tratta di due chiavi di lettura della realtà, complementari, entrambe valide e legittime.

Il tema della sincronicità mi affascina da diverso tempo, stimolando in me riflessioni e domande, in particolare la seguente: il verificarsi di fenomeni sincronistici può forse fornire indicazioni al soggetto di quali siano le tematiche fondamentali che contraddistinguono la sua dimensione più profonda, inconscia, si potrebbe dire i propri complessi?

La realtà, dal punto di vista della psicologia del profondo e della fisica quantistica, è un costante intreccio di eventi, una rete di connessioni sotterranee, un flusso continuo che si manifesta in forme diverse, le quali tuttavia non sono che sfaccettature diverse di un unico poliedro. Come mai, però, riusciamo a cogliere tali connessioni solo in determinate circostanze (e solo in questi casi si può parlare propriamente di sincronicità)? Quali sono i fattori che contribuiscono a far sì che il soggetto percepisca o meno il rapporto esistente tra diversi aspetti della realtà?

Può essere che, in certe circostanze, la coscienza del soggetto sia in qualche modo attenuata e che ciò favorisca l’attivazione della dimensione inconscia e di un campo semantico molto profondo, e con ciò la possibilità di tenere insieme aspetti che invece dal punto di vista dell’orientamento cosciente sarebbero ben distinti. Può anche essere, però, che noi riusciamo a cogliere i legami laddove gli eventi interconnessi hanno a che fare con le nostre zone complessuali. D’altronde Jung parla di attivazione di un campo archetipico e il complesso ha anche a che fare con la dimensione archetipica, se non altro nella sua parte centrale, per quel che riguarda il nucleo del complesso. Forse allora il fenomeno sincronistico, laddove si verifica, è un rivelatore degli archetipi che ci guidano e che costituiscono il filo conduttore della nostra vita, il nostro destino individuale. Ma questa è solo un’ipotesi, un tentativo di lettura di un fenomeno sicuramente affascinante, complesso, perturbante.

 

Andrea Graglia, psicologo ad orientamento junghiano di Torino

………………………………………………………………………………………………..

Riferimenti bibliografici:

  • La sincronicità come principio di nessi acausali, C. G. Jung, da Opere: volume 8, ed. Bollati Boringhieri;
  • Energetica psichica, C. G. Jung, da Opere: volume 8, ed. Bollati Boringhieri;
  • Pauli e Jung. Un confronto su materia e psiche, S. Tagliagambe e A. Malinconico, ed. Raffaello Cortina.