Adriano Lanza: “Il demone toccatoci in sorte” di Moretti & Vitali

“[…] Ecco che subito ci si viene avvicinando, spaventosamente,
il quesito di Schopenhauer: ha dunque l’esistenza in generale un senso?
Quel quesito che soltanto per essere compreso e sentito in tutta
la sua profondità avrà bisogno di un paio di secoli?”,
F. Nietzsche, La gaia scienza

 

 

Le domande sono sempre quelle: donde veniamo, chi siamo, dove andiamo. La vita ha senso oppure no? Ed esiste un mondo oggettivo? E se esiste, siamo sicuri che corrisponda alla percezione che abbiamo?

E l’uomo come dice Schopenhauer è un “animale metafisico”, cerca delle risposte, è proiettato al significato.

La proposta di Adriano Lanza ha come presup­posto la perdita di senso, quale malattia del­l’anima che affligge l’uomo nel presente sta­to della civiltà occidentale che può essere rappresentata dal pensiero più maturo di Freud, quello espresso nella lettera a Marie Bonaparte del 13 agosto 1937:

“Quando si indaga sul senso o sul valore della vita, vuol dire che sia sta male, poiché obiettivamente non esistono ne l’uno ne l’altro”.

Attraverso un ricco percorso filosofico che prende spunto dal mito di Er che Platone narra alla fine della Repubblica, l’autore si avventura attraverso alcuni snodi fondamentali della filosofia Occidentale ma anche Orientale, prendendo come scandaglio o timone l’immagine o concetto di daimon, in un viaggio senz’altro stimolante per chi si occupa della cura dell’anima. In un epigramma di Diogene Laerzio si dice infatti che “Apollo generò per gli uomini Asclepio e Platone, il primo per la cura del corpo, il secondo per la cura dell’anima”.

La posizione freudiana che non piace molto a Lanza il quale dichiara di preferire, “con tutto il rispetto decisamente Platone”, tuttavia è forse solo una faccia della medesima medaglia, della stessa  tensione al significato: affermare che il senso non c’è significa anche essere spinti a cercarlo.

Ed è questo l’interessante itinerario che l’autore percorre sull’onda di un tentativo, presente negli ultimi tempi a partire dalla nascita del counseling filosofico in Germania che poi ha trovato grande diffusione negli Stati Uniti, di riabilitare la filosofia come cura dell’anima e come motore del senso.

Certo viene da chiedersi cosa si intende per cura psicologica in quanto nel setting psicoanalitico non si può soltanto pensare, cambiare i punti di vista, indurre il paziente a considerare le cose da un’altra angolatura e così via. La psicoanalisi cura mediante la relazione conscia e inconscia e non tutti in pazienti sono sempre in grado di pensare e agire in modo coerente.

Un testo da leggere perché solleva un ultima grande domanda implicita: il significato della vita esiste già a priori o siamo noi a darlo? È qualcosa che si scopre e che si costruisce? Il mondo “è” oppure “è una mia interpretazione”?

Per Wittgenstein, una delle menti più filosoficamente lucide dei nostri tempi, per esempio, “credere in Dio vuol dire che la vita ha un senso”.

“La domanda sul senso delle cose è una domanda dettata dalla sofferenza. Sofferenza di scoprirsi esistente in un mondo che non risponde più alle attese che l’individuo aveva finora nutrito nei suoi confronti”

 

INDICE

  1. Filosofia e terapia
  2. Storia dei popoli o storia dell’individuo
  3. Perché Schopenhauer
  4. Il mito di Er
  5. La crisi
  6. L’Ordine della necessità
  7. L’intreccio dei destini
  8. L’Ordine della Giustizia
  9. Il fatalismo trascendente
  10. Il dèmone toccatoci in sorte
  11. L’inversione dei segni
  12. L’Ordine della Grazia
  13. Il cristianesimo di Schopenhauer

 

Adriano Lanza è nato e vive a ROma. I suoi interessi sono rivolti in particolare ai temi della religiosità di tipo gnostico, cui ha dedicato vari studi e saggi, fra cui Leopardi e la trasmutazione dell’uomo (1992), Interessato in particolare alla vicende del catarismo, ha curato la traduzione dell’opera di J. Duvernoy La religione dei Catari (2000). Della sua ricerca critica intorno all’opera di Dante sono stati finora pubblicati Dante e la Gnosi (1990) e Dante eterodosso (2004)

Adriano Lanza, Il demone toccatoci in sorte, Moretti & Vitali, 2006.