Afrodite ed Elena. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Paolo Melegari conversa con Marco Gay

afrodite

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Tra mito, tragedia, filosofia, Afrodite e Elena ci parlano, attraverso Eschilo, Euripide e Omero, di Bellezza, Discordia, Vendetta e Immortalità; per Afrodite e Elena si scateneranno invidie e guerre. Afrodite, la più bella delle Dee, figlia di Urano e della schiuma del mare, è più potente di tutti gli dei dell’Olimpo per la sua origine così arcaica, uno strapotere eccessivo che deve essere contenuto, limitato, arginato, creando discordia.

Tutti conosciamo la storia: alle nozze di Peleo e Teti sul monte Olimpo, la dea della discordia Eris, lancia una mela d’oro con scritto “Alla più bella”, da qui l’aspra contesa tra Afrodite, Era e Atena, per arrogarsi quel titolo.

Vincerà Afrodite perché corromperà Paride, il giudice scelto da Zeus, promettendogli l’amore di Elena, la donna più bella del mondo. Afrodite dunque contribuisce allo scoppio della guerra di Troia, schierandosi coi Troiani contro gli Achei. Nell’Iliade infatti è sposa di Anchise e quindi madre di Enea, e salva Paride quando sta per essere ucciso da Menelao.

Anche nell’Odissea ritroviamo Afrodite, moglie del lento dio Efesto e amante del veloce dio Ares. Elena, la più bella delle donne, figlia di Zeus e di Leda, moglie di Tindaro, re di Sparta o della dea Nemesi, che Zeus per ottenerla inseguirà, sotto forma di diversi animali, per quasi tutta la Terra: in questa versione più suggestiva Elena nasce da un uovo, poi consegnato a Leda. Sposa di Menelao, principe di Micene, che sposandola divenne re di Sparta.

La sorella Clitennestra sposerà, e ucciderà, invece Agamennone, fratello di Menelao. Ma è Achille l’unico eroe davvero all’altezza di Elena, non Menelao e non Paride: dopo la morte le anime di Elena e Achille vivranno assieme per l’eternità nell’Isola dei Beati, o Campi Elisi. Elena quindi come mito dell’immortalità e archetipo dell’eterno femminino, Afrodite come mito della bellezza e della potenza di una Natura vendicatrice quando le si vuole imporre forma e ordine.

Paolo Melegari, psicologo e psicoterapeuta junghiano

Marco Gay, psicologo, psicoterapeuta e analista junghiano

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