Artemide. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Laura Becatti conversa con Daniele Ribola

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Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

“la sopravvivenza di una città non dipende dalla rettitudine degli uomini che vi risiedono, ma dai boschi e dalle paludi che la circondano” (H.D. Thoreau, da “Walking”)

Artemide è figlia di Zeus e Leto, e sorella gemella di Apollo. Gemelli e pur diversi. Artemide viene partorita prima di Apollo e senza i dolori delle doglie e subito dopo aiuta sua madre nel parto lungo e doloroso di Apollo. Diventata più grande chiede a Zeus di poter rimanere vergine, di non sposarsi e non avere figli. Permesso che il padre le concede.

Dalle sue seguaci e dai poeti veniva chiamata la Selvaggia o la regina delle Selve, perché amava correre tra boschi, paludi e terre incontaminate insieme a cervi, cinghiali e ninfee.

A lei venivano affidate le bambine e adolescenti fino al momento del matrimonio delle quali si prendeva cura come una sorella maggiore.

Era guida per il cacciatore nella notte e nella foresta. Legata alla luna, (mentre il gemello Apollo è legato al sole) è la luce nell’oscurità o forse meglio luce e oscurità insieme, quando le ombre si fanno vivaci.

Come il gemello Apollo è armata di arco, faretra e frecce e come lui è capace di cogliere con precisione fredda il bersaglio, come il fratello manda piaghe ed epidemie e come lui è capace di curare.

Artemide è cacciatrice e insieme protettrice degli animali, divinità della natura incontaminata e non contaminabile. Non è certo una rappresentazione romantica e bucolica della natura; il suo compito è quello di preservare i confini, di mantenersi “vergine”. Ogni occasione o tentativo di osservarla “catturandola”, di possederla o colonizzarla porta alla distruzione.

Laura Becatti, psicologa e psicoterapeuta junghiana

Daniele Ribola, psicologo e analista junghiano

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