Corpus et Anima. Simbologia sapienziale e immaginario ipermoderno.

Il video vuole essere un contributo per la ricerca e la pratica in psicoterapia ispirato dal misterioso fenomeno dell’ “entanglement analitico”, che intreccia e unisce i destini di due anime, terapeuta e paziente, che, come due particelle dopo l’iniziale insaputa l’una dell’altra, incrociano i propri percorsi individuativi nell’eterna tensione e oscillazione di opposti che continuamente si respingono e si attraggono, ordine e disordine, bene e male, maschile e femminile, corpus et anima.

Come artigiani abbiamo cercato, individuato, raccolto e montato scene originali e immagini di repertorio, della cosiddetta cultura alta e di quella più popolare, per una opus alchemica che, come ci ha insegnato Jung, sia metafora della trasformazione psicologica e delle fasi del percorso analitico di individuazione.

La nostra idea, mia e di C999, mistical visual artist che ha collaborato con me per la realizzazione di questo video, è che le immagini siano i metalli alchemici di questa società ipermoderna; nel lavoro continuo di associare e modellare l’opus delle immagini si compensa e si completa, dilatando  i contenti superficiali in significati più ampi e profondi, archetipici.

Come è noto le quattro fasi dell’alchimia si basano sui quattro colori fondamentali della pittura greca: nero, bianco, giallo e rosso. Colori posti in parallelo alle quattro stagioni, alle quattro fasi del giorno e ai quattro elementi: fuoco, acqua, terra, e aria.

Clip Video Art – Autori: Paolo Melegari & C999

Cosi, con la classica struttura alchemica, nigredo-albedo-citrinitas-rubedo, la videoclip intende seguire e illustrare l’opus alchemica attraverso accostamenti tra fenomeni di natura e metafore culturali.

Dalle espressioni corporee della nostra stessa Madre Terra, dall’Impressionismo dell’Assenzio di Degas all’Urlo di Munch, all’ arte moderna di Warhol e Rothko, e dalla comunicazione di massa occidentale e orientale, da Walt Disney ai manga giapponesi, abbiamo raccolto, miscelato, fuso un corpus di immagini provenienti dall’immaginario collettivo, ricorrendo spregiudicatamente, laddove ci siamo sentiti spaesati e lacunosi, anche alle suggestioni delle sentenze dell’ I Ching.

Dopo l‘incontro con la propria Ombra della Nigredo, sofferente discesa agli inferi dell’angoscia e della depressione, una luce appare nel buio e nell’Albedo la materia/corpus intravede, a volte con baldanza e spensierata in-coscienza, la possibile integrazione e una possibile uscita dal tunnel patologico.

Senza dimenticare, come James Hillman ci ricorda, la fase del Blu alchemico dove, nonostante la terapia, qualcosa di negativo e doloroso rimane sempre incancellabile, perché necessario come esperienza, consapevolezza e accettazione del dolore e del male: il ‘livido blu’ che consente all’Albedo di non diventare ingenuità, candore, verginità senza coscienza della sofferenza della Nigredo.

L’incontro con L’Anima/Animus di questa fase comporta una grande tempesta emotiva mai provata prima, ed ha anche una grande potenzialità creativa e distruttiva insieme: ciò che prima era oscuro e confuso può farsi chiaro e luminoso, ma anche abbagliante, una nuova fase e si affaccia e il suo colore è il giallo citrino del Sole che può magicamente trasformare il ripetitivo immobilismo in un risveglio dinamico della volontà e dell’affermazione di sé, in un’energia possente e assertiva da non con-fondere però con l’inebriante senso di super potenza ad essa collegato.

E infine il rosso, la rubedo dell’incontro con l’archetipo del Sé: non incontrarlo significa semplicemente che il percorso di individuazione non è ancora terminato, non possedere ancora ciò che gli alchimisti del XVI secolo definivano “imaginatio”, la  “funzione trascendete” di Jung, che consente al disagio emotivo di trasformarsi, di trascendere appunto,  nel piano della fantasia, dell’immaginazione e, a volte, dell’arte.

Arriviamo così al coronamento della terapia e dell’opera alchemica,  le nozze mistiche degli opposti, la coniuncto, resa possibile solo se, in precedenza, gli opposti sono stati differenziati: spirito/materia, conscio/inconscio, luce/ombra, riproposti metaforicamente nel finale della videoclip con il famoso, intenso e commovente, re-incontro di Marina Abramović ed il suo ex-compagno Ulay, al MoMA nel 2010, durante la performance The artist is present, durata ben 736 ore. Anche in questa performance Marina Abramović, come in tutti i suoi lavori, esplora l’incontro e il contrasto del corpo e dei suoi limiti con le infinite potenzialità della mente e dell’anima: Corpus et Anima.

Paolo Melegari, storico dell’arte, massmediologo, psicologo e psicoterapeuta ad orientamento junghiano