Edipo. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Andrea Graglia conversa con Claudio Widmann

Edipo

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Il mito di Edipo è probabilmente il mito più rappresentativo dell’uomo occidentale, uno dei più conosciuti anche grazie alle interpretazioni che ne sono state date dalla psicoanalisi. Edipo, etimologicamente, è l’eroe “dai piedi gonfi”, così chiamato in quanto, appena nato, venne esposto e trafitto ai piedi: questa è la sua ferita originaria, che lo accompagnerà per tutta la vita e che è rivelatrice di un destino fatale.

Quel destino che Edipo cercò di evitare ma nel quale inconsapevolmente incappò nel momento in cui, in uno stretto passaggio della Focide, la sua strada incrociò quella del padre ed egli uccise quest’ultimo in quella che, apparentemente, era una comune rissa fra viaggiatori.

Sempre inconsapevolmente si unì alla madre e divenne suo marito e re di Tebe, cadendo in tal modo nello stato fusionale ed indifferenziato dell’inconscio delle origini. Edipo siamo noi: nel definirlo “il più saggio ed il più stolto dei re”, Kerényi sembra parlare dell’uomo contemporaneo, portatore di un atteggiamento cosciente forte e determinato, ma nello stesso tempo profondamente inconsapevole.

Edipo seppe risolvere l’indovinello della Sfinge, dimostrando intelligenza e arguzia; non seppe tuttavia comprendere il senso più profondo di quell’enigma, che è il mistero dell’uomo e del suo destino. Quel mistero dal quale anche noi ci siamo distanziati e con il quale, forse, dovremmo tornare ad entrare in relazione.

Andrea Graglia, psicologo e psicoterapeuta junghiano

Claudio Widmann, analista junghiano …………………………………………………………………………………………….

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