Ermes. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Alda Saccani conversa con Ferdinando Testa

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Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Nell’inno Omerico a Ermes, egli è infatti descritto “dalle molte risorse (polýtropos)”, gentilmente astuto, predone, guida di mandrie, apportatore di sogni, osservatore notturno, ladro ai cancelli, che fece in fretta a mostrare le sue imprese alle dee immortali.

Ancora più importante è tuttavia una caratteristica attestata da un altro Inno dedicato a Demetra. In esso si racconta infatti che Hermes avrebbe riportato la Kore (giovinetta e vergine) Persefone sana e salva dalla dea sua madre. Questa sua capacità, e è più in generale l’attitudine ad attraversare confini, della quale era accreditato, facevano si che in lui gli antichi Greci vedessero incarnato lo spirito della passaggio e dell’attraversamento.


Di conseguenza, essi ritenevano che il dio si manifestasse in qualsiasi tipo di scambio, trasferimento, violazione, superamento, mutamento, transito, tutti concetti che rimandano in qualche modo a un passaggio da un luogo o da uno stato, all’altro. Ermes è messaggero degli dei e soprattutto psychopompós, vale a dire accompagnatore delle anime dei defunti, da lui guidate affinché trovino la strada nel mondo sotterraneo dell’aldilà. Non soltanto, dunque, come ánghelos,

Hermes connette il cielo e la terra, recando gli uomini i messaggi degli dei, e a questi le implorazioni dei mortali. Come psychopompós egli istituisce un rapporto fra altri due mondi, altrimenti irrimediabilmente separati e incomincianti, quali sono il regno dei vivi e il regno dei morti.

Divinità del transito e della comunicazione, legata al commercio e allo scambio, alla metábasis, al mutamento. Hermes è il dio che presiede eminentemente alla transizione, prima fra tutte quella che conduce dalla vita alla morte. Personaggio costruttivamente doppio, dunque, Hermes, come doppia è la parola che egli ha inventato.

Duplice è l’immagine del suo caduceo, con due serpi fra loro intrecciate, simbolo potentissimo del due in uno come la funzione da lui svolta: collegare ma anche conservare la distinzione, istituire un legame, con ciò confermando tuttavia la separazione. In sintesi, genuino paradigma di colui che non soltanto ‘gira per molti luoghi’ ma che è soprattutto di multiforme ingegno: ladro e ingannatore, ma insieme inventore geniale e capace di trovare sempre una soluzione.

Alda Saccani, psicologa e psicoterapeuta junghiana

Ferdinando Testa, psicologo, psicoterapeuta e analista junghiano

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