“Il mito della coscienza”: Andrea Graglia intervista Daniele Ribola.

Oggi Daniele Ribola ci parlerà di un tema particolarmente interessante e fondamentale per quanto riguarda l’attualità del pensiero di C. G. Jung: il tema della coscienza. Jung ha sempre prestato una particolare attenzione all’inconscio, svelandone sia gli aspetti personali, legati cioè alla storia di vita individuale, alle esperienze del singolo soggetto, sia gli aspetti collettivi, i quali trascendono l’esistenza individuale e sono comuni a tutti noi, riguardano cioè quei contenuti archetipici che appartengono alla storia dell’umanità e che sono presenti in ogni epoca ed in ogni cultura.

Jung ha esplorato l’inconscio soprattutto attraverso l’analisi dei sogni, considerando il sogno come una autorappresentazione spontanea dell’inconscio, ovvero un modo attraverso il quale l’inconscio di una persona si rende manifesto, visibile.

È però inopportuno pensare che Jung si sia occupato solo dell’inconscio, o che abbia dato all’inconscio un’importanza maggiore rispetto alla dimensione cosciente. Jung era a favore, anzi, di un dialogo incessante tra coscienza ed inconscio, di un rapporto dialettico e creativo che deve instaurarsi tra le due dimensioni, entrambe indispensabili ai fini del cammino individuativo.

Mi viene in mente, a tal proposito, un’immagine dipinta dallo stesso Jung, contenuta nel Libro Rosso, immagine che amo molto e che ritengo esemplificativa di quello che secondo me è il nucleo centrale del pensiero di questo grande esploratore della psiche. L’immagine ritrae una barca che trasporta il disco solare e che scorre sulla superficie degli oceani, mentre al di sotto si muove un enorme mostro marino dai denti aguzzi.

Quest’immagine riprende il motivo mitico della divinità o dell’eroe solare e della sua lotta con il mostro marino, motivo ricorrente nelle mitologie e nelle fiabe di varie epoche e culture, a partire da quella egizia, dove il dio Sole intraprendeva il suo viaggio quotidiano attraverso Duat (l’aldilà, il regno dei morti): durante questa traversata si trovava a combattere con il mostro Apophis, rappresentante dell’oscurità e del caos, che cercava ogni giorno di inghiottirlo per impedirgli di sorgere. 

Le narrazioni che hanno come tema centrale la lotta dell’eroe solare con il mostro marino si declinano in diversi modi a seconda delle epoche e delle culture. Ad esempio, la vicenda del profeta Giona, narrata nell’omonimo libro dell’Antico Testamento, costituisce una variante di questo mitologema: Giona viene inghiottito da un grande pesce, nel cui ventre rimane per tre giorni e tre notti, al termine dei quali viene sputato fuori, su una spiaggia, e da lì comincerà a realizzare la sua missione voluta da Dio, cioè andare a Ninive per predicare. 

Un’altra variante sicuramente più recente è costituita dal celebre episodio contenuto nel romanzo di Collodi Le avventure di Pinocchio, in cui il protagonista, dopo la disavventura che lo ha visto trasformarsi in ciuchino al Paese dei Balocchi, viene gettato in mare e finisce dritto nelle fauci di un mostro marino, di un gigantesco pescecane (che per le sue stragi e per la sua insaziabile voracità, veniva soprannominato “l’Attila dei pesci e dei pescatori”) e qui incontra nuovamente Geppetto: da lì avrà inizio, in maniera sistematica, la riappropriazione da parte del burattino del suo destino individuativo e il suo cammino verso la trasformazione in bambino.

Nella redazione finale dei Simboli della trasformazione (1952), Jung osserva che la lotta con il mostro marino rappresenta il tentativo di liberare la coscienza dalla stretta dell’inconscio. In effetti, da un punto di vista simbolico, la luce/l’eroe solare (in quanto elemento che 129 

consente di fare chiarezza, di penetrare l’imperscrutabile) potrebbe essere interpretato come la coscienza, mentre il buio/l’oscurità, di cui il mostro marino è un rappresentante, potrebbe essere interpretato come l’inconscio. 

Se torniamo all’immagine dipinta da Jung si può intuire l’idea del viaggio, rappresentato dalla barca che si muove sulle acque e che è accompagnata da qualcosa che si muove nelle profondità: sopra, la barca solare/coscienza; sotto, il mostro marino/inconscio. Questo viaggio “a due” è incessante: noi siamo costantemente accompagnati dalla dimensione invisibile, inconscia, inafferrabile che ci abita. È un viaggio a due, appunto, che implica la compartecipazione della coscienza e dell’inconscio: il tema che viene spesso sottolineato da Jung, infatti, è proprio la necessità di un confronto attivo e dinamico, in cui la coscienza deve assumere una posizione decisa ed instaurare un dialogo con gli aspetti più sotterranei e profondi della nostra personalità. Se la coscienza si limita a fare da spettatrice passiva delle immagini e dei contenuti che vengono dal profondo, rischia di non riemergere dal ventre del mostro una volta che ne è stata inghiottita. 

 

“Il mito della coscienza”: Andrea Graglia intervista Daniele Ribola.

L’attualità del pensiero di Carl Gustav Jung. Sguardi, pensieri, riflessioni

Daniele Ribola è analista junghiano, vive e lavora in Ticino; è membro dell’Associazione Internazionale di Psicologia Analitica e dell’Associazione Svizzera di Psicologia Analitica; analista didatta del C.G. Jung Institut di Zurigo; co-fondatore della scuola Li.S.T.A. di Milano, della quale è anche docente e membro del Comitato direttivo; ha fondato con amici e colleghi la rivista “La pratica analitica”; ha collaborato con il regista Werner Weick alla produzione di alcuni documentari per la televisione svizzera; è autore di diversi saggi di psicologia analitica.