Il mito di Gilgamesh. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Andrea Graglia conversa con Alessandro Defilippi

Gilgamesh

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Gilgamesh è il primo grande eroe della mitologia; la sua epopea è il primo grande poema epico ad essere pervenuto alla nostra conoscenza.

La sua storia, che nasce all’epoca della dominazione sumerica in Mesopotamia, è una storia universale, la storia di ciascuno di noi. Attraverso una serie di imprese eroiche, Gilgamesh intraprende un percorso di crescita, di evoluzione psicologica, di trasformazione.

Le sue vicissitudini lo portano a confrontarsi con le grandi domande esistenziali, con i temi archetipici che ognuno di noi è destinato ad incontrare all’interno del proprio processo individuativo: il tempo, la morte, la ricerca del senso.

 Alessandro Defilippi psicoanalista junghiano e scrittore di Torino, vicepresidente ARPA

Andrea Graglia psicologo psicoterapeuta junghiano di Torino

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