“Il processo individuativo in tempi difficili” di Murray Stein.

Un tema della psicologia del profondo che potrebbe essere di comune interesse, a prescindere dalla cultura o dal ceto sociale, riguarda lo sviluppo psicologico e spirituale lungo l’intero corso della vita. Come forse sapete C. G. Jung è considerato il primo psicologo importante in Europa e in Occidente che scrive e teorizza estensivamente sullo sviluppo evolutivo nell’adulto e in particolare sullo sviluppo psicologico nell’età matura, la cosiddetta seconda metà della vita. “Individuazione” è il termine che usava per parlare di questa questione. Considerando il progressivo invecchiamento della popolazione europea e statunitense, sarà questo l’argomento sempre più importante da affrontare da parte di psicologi e terapeuti (Slide #1).

In questa conferenza vorrei parlare di “individuazione in tempi difficili”. Questione non dedicata esclusivamente a chi si trova nella seconda metà della vita; in maniera particolare a questi, per i problemi legati al tema della vita e della morte che si trovano ad affrontare. A livello collettivo, si potrebbe dire che ogni epoca è difficile, ma sembra che il tempo attuale lo sia particolarmente. Mi riferisco ovviamente alla scena politica della quale oggi siamo testimoni e all’incapacità dei leader di trovare una via per affrontare i gravi problemi che minacciano i nostri paesi e l’intero globo.

Gli sconvolgimenti emotivi e la confusione che accompagna questa epoca pesante potrebbe gettarci in uno stato d’ansia, di depressione e di disordine interiore. Potremmo mettere in dubbio il significato della nostra vita per come l’abbiamo concepita finora, così come l’appropriatezza delle scelte fatte nel passato.. Potremmo sentire ciò che Jung definiva come “perdita d’anima”.

Paradossalmente, comunque, è nel difficile tempo della crisi che possono rendersi possibili nuovi sviluppi psicologici evolutivi. In epoche semplici e felici siamo probabilmente meno predisposti alla ricerca di una maggiore profondità di senso. La crisi cambia tutto ciò e può essere il fattore motivante per il perseguimento di una maggiore consapevolezza e coscienza di sé. (Slide n. 2)

C.G. Jung ha registrato la sua esperienza d’individuazione durante i suoi periodi difficili nel Libro Rosso. (Slide #3)

Per aiutarci ad apprendere dall’esperienza di Jung e trovarne un’utilità per noi stessi, potrebbe tornarci utile consultare un famoso testo classico del Buddhismo Zen; un sunto geniale del processo evolutivo che definiamo individuazione. Mi riferisco alle Dieci Pitture sulla Ricerca del Bue originariamente dipinte dal maestro cinese Chan (Zen) Kuo-an Shih-Yuan nel dodicesimo secolo. Per questa conferenza, comunque, farò riferimento alle pitture di questa serie di Shubun (1454) , che è attualmente custodita nel tempio Shokukuji di Kyoto.

Forse questo famoso testo buddhista è già noto a molti di voi. Le Dieci Pitture sulla Ricerca del Bue sono una mappa per riconoscere e individuare esperienze individuative differenti collocandole in una chiara prospettiva evolutiva. Mi sento in dovere di scusarmi per aver preso queste immagini dal contesto di meditazione Zen collocandole in un contesto psicologico. Comunque, questi dipinti zen, credo ci aiuteranno ad apprendere dall’esperienza di Jung riguardo al processo indivituativo in tempi di difficoltà.

Considerato che, il tema di questo discorso è il processo individuativo, comincerò con la definizione del concetto “individuazione” per come viene usato nella psicologia junghiana. (Slide 4)

Come vedete, individuazione è un concetto enorme che copre un vasto campo. Questo è il contributo di Jung alla psicologia dello sviluppo evolutivo. Il concetto d’individuazione include lo sviluppo della coscienza in tutti i suoi stadi insieme e contemporaneamente alla progressiva affermazione del Sé in tutta la sua piena complessità. Questo processo avviene nel corso di una vita intera e richiede un lunghissimo tempo per essere completato. In realtà, crediamo non possa essere mai definitivamente completato, continua fino agli ultimi anni di vita, forse addirittura al di là della fine della nostra esistenza biologica.

Ritorno ora alle Dieci Pitture sulla Ricerca del Bue e ad alcune immagini e parole dal Libro Rosso di C.G.Jung. Sono stati scritti molti commenti sulle immagini della ricerca del bue e sulle poche parole che le accompagnano, ma non riassumerò ciò che hanno già detto altri a proposito. La mia intenzione è di riflettere su queste immagini come “momenti del processo individuativo”. Le Dieci Pitture sulla Ricerca del Bue sono un’eccellente struttura di base per riflettere sul processo individuativo in tempi di difficoltà, mentre il Libro Rosso di Jung aggiunge abbondanti dettagli a proposito e metodologia.

La serie dei dipinti sulla ricerca del bue comincia mostrandoci un uomo che ha perso il suo bue e che quindi ne è alla ricerca.  (Slide # 5/6/7)

Questa è la condizione di chi sta lottando nella confusione “nelle buie e impervie selve”, oppure potremmo dire, nelle tenebre dell’inconscietà. È finito e caduto in un tempo difficile. Inoltre sta cercando qualcosa di specifico, cioè il suo bue. Cosa ci dice tutto ciò?  Ovviamente che ha perduto qualcosa di grande valore e per questo ne è alla ricerca. La ricerca rappresenta la prima fase del processo individuativo in questo momento di crisi.

Il bue simbolizza la sua connessione al somatico, all’istinto, al Sé originario. Jung ha definito il problema che sta affrontando quest’uomo come “perdita d’anima”. Chi ha perso la connessione col Sé originario, o anima, soffre di assenza di energia nella vita quotidiana che conduce a uno stato di ansia e depressione: senza una connessione con l’inconscio, la coscienza è tristemente sconnessa dai livelli più profondi del Sé. La coscienza è perciò senza orientamento e radicamento istintuale, forse potrebbe venire a mancare anche l’istinto di sopravvivenza.  Interpretando junghianamente, il bue rappresenta l’inconscio di quest’uomo che ha perso il contatto con la sua natura originaria. È sua la responsabilità di trovare e ripristinare la connessione. La ricerca comincia, quindi, con una regressione della libido; entra nella foresta per cercare il bue.

Non sappiamo il motivo per cui succede tutto ciò a quest’uomo specifico, ma sappiamo che è ciò che succede spesso e in genere nei periodi difficili della vita, quando veniamo devastati. La stessa cosa può succedere ad intere collettività e nazioni quando vengono devastate da calamità naturali o guerre.

Improvvisamente non c’è più un mito di riferimento, ma solo angoscia e ansia. Si è disorientati e con il bisogno di trovare un simbolo che radichi il senso della vita e procuri l’energia per andare avanti e continuare a produrre vita. Questo è un momento davvero pericoloso, perché si avrebbe la tentazione di aggrapparsi a qualsiasi cosa o ad incolpare chiunque, oppure ad avvinghiarsi a speranze illusorie e false promesse di salvezza dalla propria miseria. Spesso è questa la condizione emotiva delle persone che chiedono di fare terapia.

Forse chi vive nella tradizione del Buddhismo Zen, si prenderebbe in questo momento un tempo di meditazione – un “time out” – per andare in profondità e ritrovare questa connessione. Avendo sperimentato la crisi, essendo confusi, sentono di aver perso il contatto con se stessi in senso profondo. Diventa allora necessaria una ricerca interiore; devono mettersi alla ricerca del proprio bue perduto. E forse si addentreranno in questa ricerca.

Questa era la condizione in cui si trovava Jung quando cominciò a scrivere le annotazioni sul suo diario che diventerà in seguito il Libro Rosso. (Slide # 8)

L’opera comincia con la ricerca di ciò che è stato perduto, l’anima. Come l’uomo che sta cercando il suo bue smarrito, Jung si mette in viaggio per trovare la sua anima smarrita.  (Slide # 9)

Nella sua sofferenza e confusione, cominciò un viaggio nell’ignoto. Si rese conto di non avere un mito con cui vivere e ciò lo condusse alla ricerca dell’anima.

In questa immagine, che apre il Libro Rosso, vediamo un tipico panorama svizzero con un villaggio e le montagne sullo sfondo, e in primo piano una nave che si sta preparando ad attraversare la grande acqua. È l’inizio di un lungo viaggio interiore. Leggendo il Libro Rosso possiamo comprendere in che modo Jung abbia condotto la sua esplorazione.

Perlopiù ha usato l’Immaginazione Attiva, che è simile a certe forme di meditazione, ma viene praticata senza una guida esterna. L’Immaginazione Attiva procede spontaneamente da un’immagine all’altra e per come queste appaiono autonomamente nella coscienza. È un metodo che può risultare molto utile per accompagnare il processo individuativo nei periodi di difficoltà.

Nella seconda immagine (Slide # 10) della serie della ricerca del bue, intitolata: “Ritrovamento delle tracce” vediamo l’uomo che segue le impronte del bue. Ha avvistato gli indizi, dove potrebbe essere questo simbolo inconscio, e ne sta seguendo le tracce. Ora c’è una speranza. Nell’Immaginazione Attiva, questo corrisponde al momento in cui le immagini prendono vita e qualcosa d’inaspettato e non pianificato comincia a prendere forma. C’è un movimento dinamico. Jung registra questo momento critico nel Libro Rosso (Slide # 11), descrivendo la sua entrata in una caverna nella quale trova un’apertura al mondo infero dove poi vede una sequenza di figure fluttuanti e tra queste uno scarabeo. Ci sono dei piccoli disegni nel testo che rappresentano questa scena. Questo è stato un momento davvero importante del suo viaggio interiore, perché si trattava del primo contatto vivo con immagini autonome che potevano condurlo ad ulteriori figure dell’inconscio; la sua anima perduta cominciava gradualmente a rendersi visibile. La situazione psicologica comincia, a questo punto del processo indivituativo, a cambiare.

La terza immagine della serie della ricerca del bue mostra l’uomo che scorge il bue perduto (Slide: #12).

Si sta avvicinando alla propria anima. Nell’esperienza di Jung questo corrisponde al momento in cui gli appaiono diverse immagini simboliche rivelatrici dell’inconscio, come per esempio la coppia Elia e Salomè e il giovane Phanes
(Slide: #13 )

Queste immagini portarono insight e rinnovamento e avranno un ruolo essenziale nel proseguimento del suo processo individuativo. Questo momento è la chiara dimostrazione che il processo indivituativo è in atto. È più che un semplice indizio. Dall’oscuro sfondo della psiche emergono immagini vive e piene di significato, sia tramite i sogni che attraverso l’Immaginazione Attiva. In psicoterapia questo corrisponde alla situazione in cui le sedute diventano davvero animate e lo spazio tra terapeuta e paziente si carica di energia psichica. A questo punto il processo individuativo è in atto e in pieno corso. L’energia diventa palpabile.

Nella quarta immagine vediamo l’uomo che in effetti cattura il bue (Slide : #14)

Ora è pienamente in contatto con l’inconscio ed è possibile negoziare una relazione genuina. Adesso c’è la possibilità che venga tenuto saldamente ed eventualmente incarnato nella vita.

L’immagine è piena di energia. Questo è un momento importante del processo individuativo, perché rappresenta il contatto forte e vitale, sebbene in questo momento conflittuale, tra l’Io e l’inconscio primitivo. L’immagine ci mostra l’uomo in difficoltà con in bue. C’è una grande tensione nella relazione, ma assolutamente vitale. Questo è il momento in cui l’Io e l’inconscio originario non sono in armonia, e l’individuo combatte contro forti tendenze archetipiche istintuali attive nella psiche.

Nel Libro Rosso troviamo diversi passaggi nei quali Jung lotta con le figure che gli si presentano dal profondo dell’inconscio. Qui c’è un esempio. Questo dialogo avviene tra Jung e la sua anima piuttosto all’inizio del testo. Jung vuole conforto da parte della sua anima, che ha appena trovato, ma lei non è disponibile a soddisfare il suo desiderio. Sono in lotta. (Slide#15)

L’anima non si piega ai desideri dell’Io. C’è un conflitto, c’è bisogno di pazienza, di maggiore sofferenza. L’Io deve imparare dall’anima e negoziare una relazione che possa essere accettabile da ambo le parti. Questa è una lezione che viene appresa e insegnata molte volte nel Libro Rosso, e ha a che fare puntualmente con il nostro tema – l’individuazione nei periodi di difficoltà, non è semplice. Non richiede rimedi veloci e provvisori. In pratica, questa lotta con se stessi – con l’Ombra, con gli istinti che premono in direzioni diverse da quelle preferite dell’Io, con gli atteggiamenti dell’Anima e dell’Animus che contraddicono l’Io – può richiedere un tempo piuttosto lungo prima che l’individuo possa arrivare a una posizione più integrata come rappresentata nella pittura #5. È  nota in psicoterapia la situazione di grande conflitto, e nel Libro Rosso viene rappresentata spesso. A proposito di queste esperienze nel Libro Rosso, Jung dice che a volte gli sembrava di sudare sangue.

Il quinto dipinto, intitolato “Cattura del bue” (Slide: #16) rispecchia ciò che nella psicologia junghiana consideriamo come la formazione della “funzione trascendente”. Ciò che permette di sviluppare gradualmente una relazione morbida e armoniosa tra l’Io e l’inconscio originario, così che il bue, come viene mostrato nel sesto dipinto, (Slide: #17) possa essere cavalcato e condotto comodamente al luogo dell’inizio. È intitolato “Ritorno a casa in groppa al bue” ed è un momento speciale del processo individuativo. Tutto è calmo e armonioso. La relazione tra uomo e bue è ottima e rassicurante, e ambedue sono appagati dalla situazione. L’uomo, un tempo sconvolto e disorientato, ora suona felicemente il suo flauto.

La Serie potrebbe finire qui; sembrerebbe che ciò che l’uomo si era prefissato inizialmente sia stato completamente raggiunto. Ma in tempi difficili e in periodi di difficoltà, questo non è comunque sufficiente perché non è stabile e non dura nel tempo, per cui il processo continua. Apprendiamo dalle esperienze di Jung nel Libro Rosso, che il processo è davvero molto lungo e implica una grande varietà di disavventure. Le “Dieci pitture sulla ricerca del bue” sintetizzano questa lunga fase nel processo individuativo. Possiamo supporre che la pittura #4 condensi in una singola immagine un lungo processo. Le due pitture che seguono mostrano una risoluzione del conflitto. La pittura#6 ci mostra l’armonia e l’accettazione di sé.

Le 4 pitture che seguono ci presentano il risultato possibile del ritrovare, catturare e domare il bue, e l’ulteriore progredire del processo. Si tratta di un più ampio sviluppo psicologico e spirituale che include la trasformazione dell’inconscio originario e la sua integrazione nella coscienza. Ciò che troviamo nella pittura 7, 8 e 9 è l’iniziazione alla trascendenza. Come prima cosa il bue sparisce lasciando solo l’uomo (Slide #18)

Anche l’uomo poi sparisce (Slide #19) lasciando una scena di puro vuoto, e alla fine vediamo una scena con solo oggetti, senza bue e senza uomo. (Slide #20/21). Al centro di questo trittico d’immagini simboliche c’è la rappresentazione dell’esperienza numinosa.

Il poetico testo annesso a questa immagine dice: Questo è un momento di consapevolezza che non ha parole. È l’esperienza dell’infinito. Connette lo spirito dell’iniziato con lo spirito dei patriarchi. E’ un momento di pura trascendenza al di là di corpo e mente. La pittura precedente ne è la preparazione, e quella seguente è la sua estensione. Cosa significa da una prospettiva junghiana?

L’esperienza di questa assoluta trascendenza e totalità porta alla realizzazione di una coscienza nella quale l’Io diventa unito al più grande Sé. L’Io non è più protagonista. In realtà si è dissolto e l’individuo fa esperienza di una visione della realtà senza l’interferenza del desiderio dell’Io e dei preoccupanti complessi.
Forse questo è equivalente all’incarnazione nella coscienza dell’archetipo del Bambino Divino; la numinosa esperienza di rinascita. Tutta l’evidenza dell’ansia egoica è svanita, così come il problema psicologico fondamentale presentato nella prima pittura è stato completamente superato.

Le esperienze numinose come questa sono un elemento essenziale nel processo individuativo, e necessarie particolarmente nei momenti difficili perché ci traghettano oltre i limiti dell’Io e immergono e battezzano le nostre coscienze “alla fonte.” Jung conferma la centralità dell’esperienza numinosa nel processo individuativo in una lettera a un collega datata 20 Agosto 1945 (Slide:#23)

Le esperienze numinose sono per la coscienza trasformative e costituiscono una caratteristica essenziale del processo individuativo. Pur tuttavia, non rappresentano lo scopo finale del processo. Ciò è mostrato nella decima e ultima pittura della serie. È importante sapere che la pittura#8 non è la conclusione della serie come a volte si suppone.  Nella pittura#9  (Slide: #24) intitolata “Ritorno alle origini, ritorno alla fonte” l’individuo, dopo l’esperienza numinosa vista nelle pitture precedenti, si riposa per un momento in uno stato di unità con “l’anima del mondo”, la fonte dell’Essere, ed è semplicemente uno con l’intero mondo fenomenologico. Jung non ne scrive esplicitamente nel Libro Rosso, ma nei suoi scritti posteriori ci dimostra di conoscere questo stato della coscienza.

Nella nostra pratica di psicoterapia junghiana, possiamo a volte assistere a questi momenti attraverso i sogni dei pazienti, o nelle loro immaginazioni attive. È un momento di unità con l’anima mundi, senza proiezioni, senza desideri.
(Slide: #25)

La decima e ultima pittura della serie s’intitola: “Ritorno tra gli uomini con le mani aperte” e ci mostra come l’uomo delle prime immagini così simile ad un giovane allievo, si sia trasformato in un saggio. In questo ritratto del pittore Shubun, è rappresentato nelle due forme, come giovane e saggio insieme. Potremmo pensare a ciò come la riconciliazione tra gli opposti, tra senex e puer come si dice in ambito junghiano. Oppure, forse, il saggio si sta confrontando con la sua precedente età. In ogni caso, il testo dice così : (Slide: #26)

Il saggio è circondato da eventi sincronistici: “fa fiorire spontaneamente gli alberi appassiti”. La natura organica risponde alla sua presenza. Egli rappresenta un tipo di coscienza, inoltre, al servizio del mondo e non a proprio beneficio o fama, ma per un bene più grande. Jung esprime questo stesso sentimento quando dice che alla fine delle sue intense esperienze individuative ha capito che la sua vita non apparteneva più a lui solo, ma all’umanità: (Slide:#2,27)

Il processo individuativo, per come lo conosciamo nella pratica, si svolge attraverso molti cicli. Jung parlava di “circumambulazione del Sé.” Egli dipinge un’immagine che riflette questo processo proprio alla fine del Libro Rosso.
(Slide:#28).

Il processo ricomincia e ricomincia ancora e ancora e ogni volta con uno stato di relativa confusione e caos emozionale, nuovamente si prova la sensazione di un’assenza di anima, di disorientamento mentale e perdita del proprio centro. Sono tante le volte in cui si passa attraverso le fasi della ricerca, del riconoscimento delle tracce, del ritrovamento, della cattura e dell’addomesticamento dell’inconscio ribelle con i suoi complessi, istinti e tendenze compensatorie o a volte ostacolanti. E ci sono anche altre esperienze numinose. L’effetto del ripetersi di esperienze numinose è qualcosa come un segno stabile nella nostra memoria, perché, gradualmente, intorno a questo corpo di esperienze si può costituire una personalità nuova e più completa. Mentre il processo individuativo procede, la personalità può maturare intorno a un centro che non è solo personale ma anche sovrapersonale. Ciò è piuttosto conscio e crea un “senso di sé” che non è solo personale. Come ci mostra la figura 10 il saggio appare come una persona molto comune, ma ha qualcosa di diverso.

È circondato da un sottile senso di mistero:” Senza ricorrere a poteri mistici, fa fiorire spontaneamente gli alberi appassiti.” Pare provocare effetti sincronici nell’ambiente circostante, quindi c’è qualcosa di speciale che emana da lui, ma è qualcosa di davvero sottile ed egli non se ne attribuisce il merito.

Il professor Henry Murray, psicologo di Harvard e buon amico di Jung, nel 1950 gli scrisse chiedendo di spiegare che significato intendesse con il concetto di individuazione, così da poterlo spiegare ai propri studenti.
(Slide#29)

Jung continua facendo riferimento al Buddhismo Zen e al lavoro di Daisetz Teitaro Suzuki: (Slide#30)

Nella pittura 10 (Slide #31) vediamo quindi questa figura individuata, così anonima da non riuscire a notarla nella folla, ma è anche qualcuno che ha avuto una visione dalla quale è stato trasformato. Egli ha effetti terapeutici sul mondo intorno e che promuovono la crescita. Forse questa è la condizione che una persona può raggiungere dopo molti passaggi attraverso il processo indicato nelle prime pitture e anche dopo varie visioni ed esperienze numinose come viene mostrato nelle pitture che seguono.

Sappiamo che l’individuazione ha luogo spesso nei periodi più difficili della vita, quando si viene sopraffatti da sconvolgimenti e calamità personali o collettive. Nel caso di Jung si trattò delle due Guerre Mondiali che mandarono in pezzi l’Europa nel ventesimo secolo.

Oggi stiamo affrontando analogamente un tempo molto difficile per l’enorme numero di migranti a causa di guerre, fame e cambiamenti climatici, per i disastri naturali e tecnici come quello che nel 2011 è seguito al terremoto in Giappone con il devastante tsunami e la conseguente catastrofe nucleare; per i movimenti politici verso l’estremismo; per crisi finanziarie che ci accadono di tanto in tanto, come quella del 2008.

Questo è ciò con cui abbiamo a che fare e con il compito enorme di mantenere l’equilibrio tra le esigenze della natura e i doni della tecnologia. Questa è anche una grande opportunità, per la nostra generazione e la prossima, di trovare la corretta relazione tra il desiderio umano e la responsabilità verso la natura e l’umanità. Naturalmente queste terribili situazioni producono in tante persone molta riflessione e ricerca di anima.

Spero che una riflessione come questa sul Libro Rosso di Jung e le Dieci pitture sulla ricerca del bue possano aiutare un po’ nella ricerca di un modo per continuare il processo individuativo sia a livello personale che culturale in questi tempi difficili.

Murray Stein, psicoanalista junghiano di Zurigo

 

(Prossimamente, ai soci Temenos, verrà inviata, grazie alla cortese disponibilità dell’autore, la versione con le slide proiettate durante la giornata di studio. Chi non fosse ancora socio può associarsi inviando il modulo compilato che trova alla pagina “soci” sul sito web oppure mandare una mail alla segreteria)