La peste del 1630 a Bologna

Quando si potrà tornare in Pinacoteca, sarà opportuno fermarsi davanti alla Pala della peste di Guido Reni (1632): è lo stendardo votivo che il Senato Bolognese fece dipingere al più eccelso pittore della città subito dopo il “fatale flagello” del 1630. Da allora si portò lo stendardo in processione ogni anno dal Palazzo Pubblico alla basilica di San Domenico.

In esso san Petronio e san Domenico, insieme a Francesco, Ignazio, Francesco Saverio, Procolo e Floriano, i santi protettori della città, invocano la Madonna col Bambino in trono di liberare Bologna dal flagello. E in basso, proprio sotto i piedi di Petronio, Francesco e Domenico, si vede il profilo della città con le sue mura e le sue torri in una fosca e livida atmosfera di tragedia incombente. Da una porticina delle mura è appena uscito un carro preceduto da alcuni frati col saio nero, dall’altra parte della strada quattro monatti vestiti di bianco portano due bare verso le fosse comuni, mentre sulle mura della città alcuni bolognesi assistono desolati a questo triste spettacolo.

Immaginiamo che le bare vengano trasportate nelle grandi fosse scavate lungo le mura occidentali, presso l’odierna chiesa di Santa Maria della Grada. Scrive Salvatore Muzzi negli Annali della città di Bologna (1844): “La terra consacrata più non bastò alle sepolture; si aggiunse spazio ai cimiteri; vi si gettarono i cadaveri a strato a strato frettolosamente e di poca terra si copersero”.

Lo storico aggiunge numeri molto precisi: 23691 morirono fra maggio ed ottobre dentro la città e 1800 nel contado. Noi sappiamo dai censimenti che nel 1624 i cittadini bolognesi erano 62000 e che dopo la peste ne rimasero solo 46000; e del contado sappiamo solo che “gli armenti, cacciati dalle stalle, erravano pei campi deserti, in mezzo a biade non mietute”.

Nei terribili mesi estivi del 1630 morivano più di duecento persone al giorno. Si crearono diversi lazzaretti, i più ampi dei quali erano quello all’interno del convento dell’Annunziata e quello appena fuori dalla porta San Vitale, dove oggi ha sede l’Ospedale Sant’Orsola. Molti nobili e notabili vollero rifugiarsi nelle ville di campagna, ma l’energico e coraggioso Cardinal Legato Bernardino Spada ordinò che un quarto dei capifamiglia dovesse restare a turno in città per accudire ai servizi necessari di quel “terribile tempo”, ed fece estrarre i nomi a sorte fra i nobili, i dottori, i mercanti.

Fra gli addetti al servizio degli ammalati, al trasporto dei cadaveri, alle disinfezioni delle strade e delle case i morti furono 500, senza contare i religiosi nei lazzaretti e i medici negli ospedali, costretti dal Cardinal Legato a fare turni di quindici giorni inframezzati da periodi di quarantena. Ciò che colpisce in tanta strage è che morirono 33 parroci su 55, mentre dei 50 senatori ne morì uno solo.

Di quel “funestissimo e fatale flagello” rimane nella memoria la desolante rappresentazione dei comportamenti della gente. Ci furono atti di abnegazione e di pietà, ma anche, e soprattutto, di paurosa diffidenza. Scrive Salvatore Muzzi: “Non solo la vicinanza e l’alito di un infermo, ma anche il tocco di ciò che fu suo, di ciò che da lui venne tocco, appiccava il morbo”. E dunque: “I cittadini si schivavano a vicenda, il vicino abbandonava il vicino; e gli stessi congiunti, se pur facevansi visita, squadravansi fra loro sospettosi, e tenevansi in distanza reciprocamente […] Si vide talora il fratello abbandonare il fratello, lo zio il nipote, la moglie il marito, e talor persino padri e madri rifuggire alla vista de’ figlioli fatti preda del morbo”.

A poco a poco in autunno il morbo si placa e la vita lentamente riprende. Ma rimane nei superstiti un senso di sgomento e solitudine. La visione della città percorsa dai carri degli appestati e dei cadaveri rimane negli occhi di tutti. Proprio come in quell’immagine in basso dello stendardo votivo di Guido Reni.

Alessandro Castellari

Nota: I brani di Salvatore Muzzi li ho tratti da un articolo di Marco Riccòmini, Epidemia nell’arte/BOLOGNA, in  Giornale dell’Arte.com (edizione online)