La psicologia analitica e le schizofrenie, a cura di Angelo Malinconico

schizofrenie

Ogni volta che si pensa alla schizofrenia, soprattutto in ambito accademico, vengono in mente subito parole quali: sintomi, diagnosi, prognosi, decorso, esordio, ecc. Ma quali sono i nuclei più significativi di questa malattia mentale?

Cosa differenzia uno schizofrenico da un individuo “normale”?

Quale mondo contiene lo schizofrenico che, seppur indicibile, riverbera attraverso i suoi deliri?

Cosa dice Carl Gustav Jung a proposito delle schizofrenie?

“Lo studio della schizofrenia è, a mio parere, uno dei compiti più importanti della psichiatria del futuro. Il problema ha due aspetti, uno fisiologico e uno psicologico, perchè, per quanto possiamo vedere oggi, questa malattia non permette una spiegazione a orientamento unilaterale. La sua sintomatologia rimanda da un lato a un processo distruttivo basilare, probabilmente di natura tossica, e d’altro lato – nella misura in cui un’eziologia psicogena non può essere esclusa e in cui un trattamento psicologico si rivela, in casi appropriate, efficace – rimanda a un fattore psichico della stessa importanza. Entrambe le vie di accesso aprono vaste prospettive dal punto di vista sia teorico sia terapeutico”, (C.G. Jung, 1959)

Angelo Malinconico ci parlerà della schizofrenia all’interno del punto di vista di Carl Gustav Jung, uno dei primissimi padri della psichiatria dinamica moderna [H.Ellenberger; Shamdasani, 2007]. Jung fu il primo psichiatra al mondo a dimostrare – più di una volta – che diversi individui con questa malattia potevano guarire anche totalmente.

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