L’individuo non è più al centro; il narcisismo è stato spiazzato.

In una fase di stravolgimento corporeo, psicologico, culturale e sociale, l’inconscio collettivo afferra con veemenza il personale, il soggettivo e impone di fermarci e riflettere.

La riflessione è un istinto, al pari degli altri, che nei momenti d’intensa energia numinosa deve occupare un posto predominante nei pensieri di ognuno di noi.

Cosa accade dal punto di vista simbolico?

L’individuo non è più al centro; il narcisismo è stato spiazzato, l’umano è costretto, contro la sua volontà, a fare i conti, dal punto di vista psichico, con il non umano, (la velocità della mutazione biologica del virus), e le connessioni umane lasciano il posto all’isolamento. La velocità della comunicazione, avere tutto e subito, la frenesia del consumare gli oggetti ha portato, molto probabilmente, a consumare noi stessi. Se la psicoanalisi insegna che in ogni tenebra c’è la luce e dietro ogni sintomo (individuale e collettivo) c’è il simbolo, allora la riflessione induce a pensare simbolicamente, ovvero educa a sopportare dentro di noi, in questo momento storico, i contrasti, gli opposti che sono fortemente laceranti.

È un fenomeno che affonda le mani nell’inconscio collettivo, dove il biologico si fonda con lo psichico e lo spirituale, mentre le angosce della morte e della fine si muovono sul tappeto della vita quotidiana. Eppure se la psicoterapia ci ha insegnato qualcosa, questo risiede nella capacità simbolica di cogliere il senso di quello che sta accadendo, soprattutto di sopportare in maniera equilibrata il non senso. Mai come in questo momento l’archetipo del Femminile aiuta attraverso la sospensione del giudizio, l’accoglienza dell‘ignoto, la pazienza e soprattutto l’attesa. Abbiamo smarrito, con pazienza e fiducia, il tempo dell’attesa!

L’angoscia attecchisce là dove il terreno è friabile, argilloso e contagia le ferite aperte, antiche, della coscienza collettiva: le contraddizioni esplodono e il processo di trasformazione si attua. Per prima cosa occorre, al di là dei comportamenti da seguire, rispettando ed osservando le indicazioni ricevute, modificare il nostro atteggiamento psichico, trasformando l’isolamento in solitudine, ovvero nella capacità di stare da soli. L’angoscia blocca, attanaglia l’istinto creativo e la frenesia maniacale avvolge caoticamente la nostra persona. Dal punto di vista mitologico, occorre ri-pensare, sul piano psichico, a Estia, la divinità del focolare domestico, ovvero un Femminile che spinge alla centroversione per ri-definire i confini della nostra quotidianità. L’esterno caotico, spazio della folla, evidentemente molto inflazionato dall’uomo, in questo periodo, chiede riposo. Il soggettivo si era perso, identificato col collettivo e adesso, attraverso lo smarrimento e il disagio, abbiamo la possibilità di ritrovarci nell’intimità della casa, pensando di più alla metafora dell’interiorità.

Ripensare ai nostri atteggiamenti mentali e corporei, significa comprendere il senso di quello che sta accadendo, ancora celato e tutto in divenire, ma sicuramente siamo di fronte a una trasformazione del collettivo che può portarci ad un bagno di rinascita individuale e collettiva. Questo richiama il tema della responsabilità verso se stessi e gli altri: l’attenzione, la cura, la pazienza, imparando a rispettare le regole per il nostro bene e quello comune.

In questa fase di trasformazione collettiva (eventi che, anche se in maniera diversa, sono sempre accaduti) occorre avere un rapporto con l’energia psichica in maniera più naturale e meno distruttiva: questo potrebbe essere uno dei tanti sensi di quello che sta accadendo. Occorre porre anche una particolare attenzione alla comunicazione, all’uso che ne facciamo e al potere che le abbiamo dato, privilegiando la tecnica in maniera assoluta a danno della funzione naturale. Pertanto, la comunicazione è diventata un polo di messaggi privi di corporeità e di tonalità affettiva equilibrata; non è apertura al confronto, tolleranza, accoglienza dell’ignoto e attesa, per poi comprendere e agire.

Se riusciamo a comprendere che il macrocosmo ha le sue leggi e fasi di cambiamento, in maniera anche virulenta, ed educhiamo noi stessi a contenere l’angoscia e il contagio psichico, tutto ciò, con cautela, fiducia e prudenza, potrebbe rappresentare un’occasione per comunicare anche all’insegna dell’elogio della lentezza che è il vero antidoto alla maniacalità del nostro vivere e alla velocità dell’invisibile.

Ferdinando Testa