Medea. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Andrea Graglia conversa con Serena Iapichino

Medea

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Medea, nipote della maga Circe, è una guaritrice carismatica, una principessa temuta, una donna potente e bellissima. Medea, dal termine sanscrito “medha” che indica la sapienza divina, è personificazione di un sapere altro, di una saggezza antica, che si connette con il linguaggio segreto della natura e con la dimensione invisibile. Medea è incarnazione del Sacro, del legame con il mistero; proviene dalla Colchide, terra legata ai valori tradizionali e dove si praticano arti oscure. Per tutte queste ragioni, Medea viene vista come la barbara, la folle, dalla società “civilizzata” a cui appartiene suo marito Giasone e che è rappresentazione dell’atteggiamento unilateralmente razionale dell’uomo contemporaneo.

Non a caso di Medea si tende a ricordare solo il gesto, apparentemente incomprensibile, che l’ha portata ad uccidere i propri figli dopo essere stata abbandonata da Giasone. E si tende a dimenticare, invece, che Medea fa parte di noi: è quel legame intimo e profondo con la natura, non solo con la natura esterna, ma anche e sorattutto con la nostra dimensione naturale, profonda, con il nostro essere intimamente ed autenticamente noi stessi; quel legame che troppo spesso trascuriamo ma che dovremmo ricominciare a riconoscere ed integrare.

Andrea Graglia, psicologo e psicoterapeuta junghiano

Serena Iapichino, psicologa e psicoterapeuta costruttivista

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