Narciso. Dei ed eroi: pillole archetipiche. Andrea Graglia conversa con Carla Stroppa

Gli Dèi e gli eroi della mitologia offrono ancora oggi una chiave di lettura per interpretare i fenomeni psicologici e sociali del nostro tempo, il mondo esterno e interno, nella loro naturale ed essenziale capacità di evocare riflessioni di una attualità sconcertante e talvolta anche brutale.

Il centro culturale junghiano Temenos ha voluto dedicare alla mitologia una rubrica intitolata “Pillole Archetipiche”, per cercare nelle narrazioni della mitologia, modelli per orientarsi nella interpretazione della contemporaneità.

Come ci ricorda Joseph Campbell è come se gli antichi, nella loro esperienza di transito su questa terra, ci abbiano lasciato una mappatura dell’esperienza, “dell’esperienza di essere vivi” e questa trama è un mythologhéin, ossia una narrazione, una tessitura mitologica di modelli dell’esperienza interiore di chi ha viaggiato prima di noi.

Oggi si parla molto di narcisismo, ma il più delle volte ci si limita a considerare gli aspetti più direttamente visibili: la grandiosità, l’autoreferenzialità, l’inaccessibilità nella relazione. Ma cosa si nasconde dietro questa apparenza? Qual è il significato profondo sotteso alle dinamiche più evidenti?

Il mito di Narciso ci offre una narrazione archetipica che consente di dare senso, individuando il nucleo di sofferenza della personalità narcisistica ed al contempo immaginando possibili soluzioni terapeutiche.

Narciso, chinandosi su una fonte di acqua limpida, vede riflessa la propria immagine e se ne innamora perdutamente: suscitando e subendo la fiamma della passione, si strugge per un amore impossibile da vivere.

Forse proprio in questo rispecchiamento, in questo bisogno di riconoscimento di se stessi e del proprio nucleo individuativo (bisogno che ci accomuna tutti), può essere rintracciato il senso profondo delle vicende di Narciso e del narcisismo.

Andrea Graglia, psicologo e psicoterapeuta junghiano

Carla Stroppa, psicoterapeuta e analista junghiana

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